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PopBari, i paletti del Mediocredito. «Salva solo se sarà Spa entro giugno»

L’operazione di salvataggio della Banca popolare di Bari e di rilancio del credito nel Mezzogiorno può essere condotta in porto a condizione che l’assemblea dei soci voti la trasformazione dell’istituto in Spa nei tempi previsti, ovvero entro la fine giugno. Lo hanno chiarito sia l’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, sia l’ad del Mediocredito centrale (Mcc), Bernardo Mattarella. Il passaggio a società per azioni deve avvenire, hanno precisato i due nel corso dell’audizione in Commissione Finanze alla Camera sul disegno di legge di conversione del decreto di metà dicembre (oggi è il turno di Bankitalia e Consob). «Noi siamo autorizzati a partecipare ad un aumento di capitale di una banca risanata e nel rispetto delle condizioni di mercato – ha aggiunto Mattarella – e dunque non potremo dare ristoro alle perdite pregresse. Ma tengo a dire qui che il progetto è aperto all’intervento di altre banche». Sul passaggio a Spa ha insistito anche Salvatore Maccarone, presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd): «A fine dicembre abbiamo assicurato un intervento di 310 milioni – ha ricordato Maccarone – per consentire alla banca di ritornare sopra i ratio di capitalizzazione previsti e lo abbiamo fatto confidando che entro il primo semestre dell’anno si realizzino le condizioni previste nell’accordo quadro siglato con tutti i protagonisti di questa operazione, a partire dalla trasformazione in Spa della banca». Nell’eventualità di un insuccesso in questo passaggio assembleare la BpB andrebbe in liquidazione – ha aggiunto Maccarone – e a quel punto «dovremmo pagare i depositanti (oltre 4 miliardi è la massa protetta, ndr) e quei 310 milioni sarebbero solo una parte dell’attivo della banca in liquidazione da dividere tra i creditori». Maccarone al termine dell’audizione ha chiarito che l’intervento necessariamente passerà, dopo la trasformazione in spa, attraverso un primo aumento di capitale riservato al Fondo interbancario per ripianare le perdite e in un secondo aumento di capitale aperto al Mediocredito Centrale.

Il piano prevede una precisa road map indicata da Arcuri che, rispondendo a una domanda, ha chiarito che avrebbe preferito una ricapitalizzazione diretta di Invitalia per i 900 milioni di dote previsti dal decreto e non «un contributo da mettere tra le riserve dell’attivo per poi fare la stessa operazione verso Mediocredito Centrale ma non l’ho scritto io il decreto». Entro il 15 marzo dovrà essere chiusa la due diligence cui stanno lavorando i commissari straordinari, ed entro il 15 aprile dovrà essere presentato il piano industriale. «Perdite certamente ne emergeranno, e siccome Mcc è portatore di denaro pubblico che non può colmare le perdite, il nostro intervento a carattere privato è destinato a farsene carico» ha spiegato Maccarone. La cessione degli Npl (valutati nell’ordine di 1,2 miliardi) sarà necessariamente a sconto, mentre l’aumento di capitale si farà per un banca risanata e dunque «le perdite verranno sopportate dal capitale presente e dal Fitd». Arcuri e Mattarella hanno sottolineato a più riprese il tenore dell’operazione, che va oltre il salvataggio della Popolare di Bari ed è concepito come occasione per migliorare e promuovere il credito nel Mezzogiorno. Altro tasto più volte battuto ha riguardato le «condizioni di mercato» entro cui l’Agenzia pubblica e Mcc dovranno operare.

In apertura delle audizioni pomeridiane sono intervenuti i commissari straordinari della Banca popolare di Bari, Antonio Blandini e Enrico Ajello, e del presidente del Comitato di sorveglianza, Andrea Grosso, che hanno illustrato il percorso aperto di verifica delle condizioni patrimoniali e del conto economico della banca confermando che prima della chiusura della due diligence non saranno possibili quantificazioni dell’aumento di capitale che sarà necessario. La cifra di 1,4 miliardi circolata finora vale come ipotesi di massima, hanno spiegato. «Una definizione puntuale – ha spiegato Blandini – ci sarà solo dopo e verrà sottoposta all’approvazione dell’assemblea dei soci». L’obiettivo del piano, hanno ripetuto, non è solo il rafforzamento dei requisiti patrimoniali ed economici della banca ma renderla «competitiva». Blandini ha chiuso il suo intervento lanciando un appello per la conversione in tempi celeri del decreto: «La presenza della Popolare nel Mezzogiorno – ha affermato – risulta determinante anche per il superamento del divario fra Nord e sud. Confidiamo dunque che questo decreto possa essere considerato meritevole di conversione».

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