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PopBari, intervento lampo: dal Fitd salvagente da 400 milioni

Un intervento lampo di almeno 400 milioni per mettere in sicurezza Banca Popolare di Bari. Si profila un esborso cash a brevissimo per il Fondo interbancario, il “socio” privato chiamato dal Governo a tamponare, in tandem con Mediocredito Centrale, l’emergenza della banca pugliese. Tanto che, nel quadro del salvataggio del fragile istituto finito in amministrazione straordinaria e per cui il Governo ha stanziato 900 milioni, l’organo consortile del sistema bancario italiano potrebbe valutare già oggi un possibile intervento di aiuto. Le stime sono ancora in corso, ma è possibile che alla fine il conto per Pop. Bari si spinga nella parte alta della forchetta compresa tra 1 e 1,5 miliardi.

I tecnici del fondo e gli advisor (Kpmg per il Fitd, Mediobanca e Oliver Wyman per la banca) starebbero studiando le modalità più efficaci per realizzare l’operazione. Che potrebbe prendere la forma di una sottoscrizione di un bond subordinato At1 o, ma è meno probabile, di un versamento in favore della società in conto futuro aumento di capitale. La realizzazione di un aumento cash, oggi, sarebbe cosa improbabile visto che manca una delibera e comunque si deve passare da un’assemblea dei soci, soluzione non facilmente praticabile e dall’esito comunque non scontato, data la natura di banca popolare.

La riunione odierna del Consiglio del Fondo guidato da Salvatore Maccarone e Giuseppe Boccuzzi dovrebbe permettere di definire la tempistica. Le ipotesi sul tavolo sono due: o un esborso entro fine anno o entro gennaio. Secondo alcune interpretazioni, l’operazione dovrebbe essere realizzata già entro il 31 dicembre per riportare gli indici patrimoniali – in particolare il Cet 1 ratio e il Total capital ratio – oltre le soglie di guardia. Secondo altre letture, invece, ci sarebbe tempo per fare il tutto a gennaio, in vista delle segnalazioni dei dati prudenziali fissate per l’11 febbraio. Inizialmente si pensava che, dato il commissariamento e il conseguente congelamento nella presentazione del bilancio, la banca avesse più tempo per realizzare il rafforzamento. Tuttavia nelle ultime ore lo scenario sarebbe cambiato. A premere per una soluzione d’emergenza, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe la stessa Bce, che pur non essendo direttamente responsabile della vigilanza dell’istituto (la cui competenza rimane in capo a Bankitalia) sta comunque monitorando con massima attenzione la vicenda.

Eventuali esborsi entro fine anno del Fitd non dovrebbero costituitre comunque un problema per i bilanci 2019 degli istituti. Il Fitd ha a disposizione oggi 1,7 miliardi, e quindi il cash c’è. In caso di extra-uscite anticipate, le banche verrebbero chiamate a colmare il nuovo esborso “spalmandolo” nelle varie rate di contribuzione previste a favore del Fitd nei prossimi anni. Entro il 3 luglio 2024, infatti, il Fondo dovrà avere una dotazione finanziaria pari allo 0,8% del totale dei depositi protetti risultanti al 31 dicembre dell’anno precedente.

 

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