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PopBari, il Governo verso il decreto Sul tavolo lo schema Banca Carige

Il governo studia un decreto per mettere in sicurezza Banca Popolare di Bari mentre sullo sfondo si rafforza l’ipotesi del commissariamento. E, intanto, nel momento più difficile della sua storia, con ratio patrimoniali ai livelli di guardia e un piano di salvataggio ancora da formalizzare, la banca trova le risorse per il via all’iter per l’azione di responsabilità contro gli ex vertici della banca.

Il Governo starebbe valutando un intervento sulla falsariga di quanto fatto per Carige un anno fa. Ovvero un decreto-legge che preveda la garanzia pubblica sulle emissioni obbligazionarie della banca (per almeno 500 milioni di euro) senza probabilmente escludere l’eventuale ricapitalizzazione preventiva nel caso le circostanze lo richiedessero. È altamente probabile che un provvedimento simile (già osteggiato da Italia Viva di Renzi, che già fa sapere che se quel decreto approderà in Cdm, non parteciperà alla riunione) non potrebbe essere varato senza dare una forte discontinuità al vertice della banca e dunque che possa arrivare a breve, come accaduto con Carige, un provvedimento di commissariamento della Bce.

Gli eventi starebbero precipitando a seguito di un braccio di ferro in atto tra la Consob e la banca popolare. L’Autorità guidata da Paolo Savona aveva già fatto nei mesi scorsi una serie di rilievi alla semestrale. Ora è in corso un’ispezione da parte della Banca d’Italia: Consob avrebbe chiesto agli ispettori di condurre verifiche per proprio conto. Approfondimenti dai quali sarebbero emerse incongruenze su quanto rappresentato nei conti della banca e in merito alla gestione dei crediti. Per questo motivo l’Autorità una decina di giorni fa ha mandato alla banca una richiesta di informare il mercato sullo stato dei conti ex articolo 114 del Tuf. La Popolare ha impugnato il provvedimento chiedendo la sospensione ai sensi della normativa Mar sul market abuse, sospensione ammissibile nel caso in cui l’informativa al mercato potrebbe determinare un rischio sistemico. La dichiarazione del rischio sistemico sarebbe stata avallata dall’istituto di via Nazionale in questi giorni. La situazione è al momento rimasta appesa, ma la Consob non intende demordere: per questo motivo si starebbe valutando di accelerare il salvataggio con il supporto dello Stato.

Tornando alla banca, ieri, al termine di una riunione durata oltre quattro ore, il cda ha avviato le procedure per una azione nei confronti dell’ex ad, Giorgio Papa, e di due ex dirigenti dell’istituto di credito: si tratta – anche se la banca non ha comunicato ufficialmente nulla a tal proposito – dell’ex capo dei crediti Nicola Loperfido e dell’ex vicedirettore generale Gianluca Jacobini, uno dei due figli dell’ex storico presidente della banca, Marco Jacobini. La mossa del board nasce da presunte irregolarità nella concessione dei crediti. Anticipata dell’ad nel corso di un’intervista al Corriere della Sera, ma non confermata da un comunicato ufficiale, l’azione di responsabilità dovrà ora passare al vaglio di un’istruttoria interna ed è condizionata all’ok dell’assemblea dei soci, quanto meno per quello che concerne la posizione dell’ex ad. Di certo la mossa del board certifica in maniera plastica lo scontro in atto all’interno dell’istituto popolare del Sud, in una guerra che vede contrapposto l’attuale capo azienda a (un pezzo) della famiglia Jacobini. Sebbene fuori dall’azione di responsabilità sia rimasto a sorpresa l’ex presidente Marco Jacobini, che indiscrezioni di stampa davano come obiettivo principale dell’azione di De Bustis, è vero che da tempo appare chiaro come tra le due figure sia in atto uno scontro all’arma bianca. De Bustis, che ha guidato lo stesso istituto popolare fino al 2014, è stato richiamato alla guida della banca quest’anno quando ai vertici c’era peraltro lo stesso Jacobini. E la guerra, pur tra alti e bassi, è andata via via crescendo fino ad esplodere in occasione del rinnovo del board lo scorso luglio: a valle dell’assemblea, Jacobini ha fatto un passo indietro – anche sulle pressioni di Bankitalia che auspicava un rinnovamento, lasciando peraltro il posto al nipote, Gianvito Giannelli – mentre De Bustis ha preso in maniera definitiva il timone dell’istituto .

 

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