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PopBari, battaglia sul vertice

La «Popolare di Bari 2.0» come la chiamano davanti alla Commissione banche i commissari straordinari Enrico Ajello e Antonio Blandini, ora è risanata dal punto di vista patrimoniale ma ci vorranno almeno due anni perché possa tornare in utile, a partire dal 2023-2024. E questo, sempre che il Covid non abbia inciso in maniera pesante sull’economia del Mezzogiorno, l’area di elezione dell’istituto.

Sarà dunque un compito complesso quello che i due amministratori straordinari si apprestano a lasciare all’azionista quasi unico (97%) Mediocredito centrale (Mcc), la banca al 100% dello Stato che ha rilevato PopBari dal quasi crac tra fine 2019 e metà 2020. Un salvataggio costato in totale 1,6 miliardi di cui 1,17 versati dal sistema bancario attraverso il Fondo di tutela dei depositi (Fitd) e 430 milioni circa dal governo. Ma anche l’azzeramento pressoché totale agli oltre 50 mila soci cooperativi, ai quali andrà un ristoro di circa 44 milioni.

Chi andrà a guidare l’istituto si saprà entro il 25 settembre. È la scadenza — aggiornata — per la presentazione della lista per il consiglio di amministrazione, in vista dell’assemblea del 25 ottobre. La lista per l’ex popolare, diventata spa lo giugno, avrebbe dovuto essere presentata entro il 16 settembre ma Mcc non l’ha fatto. Nodi politici da sciogliere sulle nomine all’interno del governo, è stata la ricostruzione ufficiosa, tanto che pure il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha dovuto richiamare nei giorni scorsi l’attenzione alla qualità della governance degli istituti. Ora per la presidenza sarebbe in pole position Bernardo Mattarella, attuale amministratore delegato di Mcc, mentre il neo-direttore generale Giampiero Bergami dovrebbe diventare ceo. «Mi aspetto senza altri ritardi che Mcc, con assoluta pienezza di poteri, proceda all’individuazione di competenti ed autonomi», ha detto la presidente della Commissione d’inchiesta Carla Ruocco (M5S). Mcc sarà ascoltata martedì 29.

Che fare ora di PopBari? Il piano è quello di farne una banca del Sud che finanzi le pmi e non le grandi aziende, aggregando altri piccoli istituti locali. In questo senso rientrerebbe l’intenzione del governatore della Puglia, Michele Emiliano, appena rieletto, di entrare nel capitale con 60 milioni. «È sicuramente qualcosa di molto importante e interessante», hanno detto i commissari. Ma in M5S già storcono il naso.

Nel salvataggio un ruolo fondamentale l’ha giocato anche Amco (100% del Tesoro) che ha rilevato 2 miliardi di crediti deteriorati (npl). Per Ruocco è «strategico» avere «un soggetto pubblico» negli npl «la cui operatività dovrebbe essere estesa anche alle possibili attività di gestione e supporto dei debitori ceduti, trasformando pertanto Amco in una bad bank».

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