Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Pop. Vicenza, vertice a Londra a caccia di soci

Mancano più o meno due giorni e mezzo alla fine dell’Ipo della Popolare Vicenza. Il vertice della banca sta completando il road show e in questi giorni è a Londra per un ultimo faccia a faccia con i potenziali investitori. Non ci sarà tempo per un viaggio Oltreoceano ma l’ambizione è che i fondi americani diano comunque un’occhiata al dossier.
Al momento, per quello che si percepisce, il mercato sta guardando comunque con un certo interesse all’operazione. Da capire se l’attenzione riservata al collocamento si tramuterà poi in ordini. Rispetto a ciò, l’attesa è che le richieste si concentrino nelle ore immediatamente precedenti alla chiusura dei libri, ossia il 28 aprile all’una. E questo per ragioni prettamente tecniche, il 75% dell’offerta è infatti riservato agli investitori istituzionali ai quali sono destinati 1,125 miliardi di euro. E loro, abitualmente, si affacciano sui book poco prima che il collocamento venga archiviato. Nei giorni scorsi l’amministratore delegato dell’istituto, Francesco Iorio, si è detto «abbastanza sereno che la tematica del flottante non ci sarà e che la banca avrà moltissime probabilità, se non la quasi certezza, di essere quotata». Ha quindi aggiunto che «qualche ordine c’è stato» e ora, evidentemente, c’è da fare il rush finale in vista del termine. L’obiettivo, come noto, è debuttare il 3 maggio. Al mercato sono stati chiesti di fatto 1,5 miliardi a 10 centesimi per azione, di cui 375 milioni al pubblico e di questi 300 milioni sono stati “riservati” ai soci attuali. Del collocamento, come noto, si occupano Bnp Paribas, Deutsche Bank, UniCredit e Mediobanca.
Va detto, in ogni caso, che come comunicato ieri da UniCredit e Questio Sgr l’accordo di “sub-underwriting” per l’intervento del fondo Atlante nell’aumento di capitale della Banca Popolare di Vicenza è stato esteso «anche in caso di mancata integrale sottoscrizione dell’aumento di capitale e mancata ammissione a quotazione delle azioni» in Borsa.
Il ruolo di UniCredit nell’operazione è stato messo però sotto osservazione da Moody’s che, in una nota diffusa ieri, ha spiegato che l’investimento da 1 miliardo di euro della banca di Piazza Gae Aulenti e di Intesa Sanpaolo nel fondo Atlante è negativo sotto il profilo del merito di credito in quanto il fondo sta acquistando azioni di banche, come la Popolare di Vicenza, che sono a rischio di risoluzione. L’agenzia, in particolare, ha puntato l’attenzione soprattutto su UniCredit, le cui riserve di capitale, rispetto ai minimi regolamentari, sono particolarmente sottili (Cet 1 ratio al 10,73% a fronte del 10% richiesto dalla Bce). Se la quota di Unicredit nel fondo Atlante fosse dedotta dal suo patrimonio di vigilanza, ha scritto Moody’s, «lascerebbe la banca con un un più ridotto ‘buffer’ di capitale rispetto ai requisiti prudenziali», con il rischio che i sottoscrittori delle obbligazioni at1 (additional tier 1) restino senza cedola. L’investimento in Atlante rappresenta lo 0,26% dei risk-weighted assets (attività ponderate per il rischio) di Unicredit.

Laura Galvagni

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa