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Pop Vicenza, il rosso aumenta

Banca popolare di Vicenza ha chiuso il 2016 con una perdita netta di 1,9 miliardi di euro, in peggioramento rispetto al rosso di 1,4 mld dell’anno precedente. Sul dato hanno influito 1,078 mld di rettifiche di valore su crediti. La copertura dei crediti deteriorati è salita al 48,5%; in particolare, quella delle sofferenze è al 62,2%.

I coefficienti patrimoniali erano tuttavia inferiori a quanto stabilito dal target Srep della Bce: il Cet 1 Ratio e il Tier 1 Ratio erano entrambi al 7,47% (6,65% a fine 2015), mentre il Total Capital Ratio risultava pari all’8,88% (8,13%). I valori, pur rispettando i requisiti minimi regolamentari previsti dal regolamento Ue, so posizionano sotto l’obiettivo Srep fissato al 10,25%.

Intanto l’offerta di transazione rivolta ai circa 94 mila azionisti, conclusa ieri, sulla base dei dati preliminari ha visto un’adesione pari al 71,9%. Al netto delle posizioni irrintracciabili e di quelle già oggetto di specifica analisi, la percentuale degli azionisti sale al 72,9%. Il cda ha espresso soddisfazione per i risultati, che, «ancorché non sia stata raggiunta la soglia di adesioni dell’80% prevista nel regolamento dell’offerta, testimoniano la volontà del territorio e delle comunità in cui la banca opera di accompagnarla nel processo di ristrutturazione in corso».

L’istituto, in vista del piano industriale 2017-2021 che ha quali presupposti per la ristrutturazione la fusione con Veneto banca, anch’essa controllata dal Fondo Atlante, unitamente a un ulteriore intervento di rafforzamento patrimoniale, intende accedere alla ricapitalizzazione precauzionale con l’ingresso dello Stato nel capitale, come il Montepaschi, in mancanza «di una chiara espressione di volontà da parte dell’azionista di controllo di effettuare ulteriori interventi di sostegno patrimoniale». Bpvi quindi «sta operando affinché tale intervento possa essere effettuato il più rapidamente possibile». L’istituto ha chiesto alla Banca d’Italia e al ministero dell’economia di emettere altri titoli con garanzia dello Stato fino a un massimo di 2,2 miliardi con durata triennale. La scelta, ratificata dal cda, è dovuta al peggioramento degli indici di liquidità. Dopo un primo bond con garanzia statale, l’indicatore di liquidità era risalito sopra il minimo regolamentare, previsto al 90%, dopo essere precipitato al 37,9% rispetto al 113,3% di giugno 2016. Nelle ultime settimane, ha precisato la banca, «la situazione dell’indicatore è peggiorata quale conseguenza della significativa uscita di raccolta commerciale, a seguito dei timori di bail-in connessi alle incertezze sul processo di ricapitalizzazione».

Bpvi rileva inoltre che l’iter della fusione con Veneto banca è subordinato al via libera delle autorità di vigilanza e «l’avviato processo autorizzativo presenta non trascurabili elementi di incertezza».

Infine, è terminato il processo istruttorio interno relativo all’azione di responsabilità nei confronti degli ex consiglieri, sindaci e componenti della direzione generale. L’atto di citazione verrà depositato per la notifica nei prossimi giorni.

Giacomo Berbenni

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