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Pop Vicenza, le carte del board «Solo in due investiranno»

È il tardo pomeriggio del 18 aprile quando cala il gelo a Vicenza e negli uffici delle banche incaricate di collocare l’aumento di capitale da 1,5 miliardi che salva la Popolare. «Solo due investitori degli oltre 180 incontrati hanno manifestato potenziale interesse a sottoscrivere azioni della banca a un prezzo (…) prossimo allo zero». Si legge così in un documento interno della banca che riassume la fase di pre-marketing, ossia i sondaggi preliminari di mercato svolti dal 7 al 18 aprile.

Due soli investitori. A quel punto è evidente che serve un miracolo per evitare il flop. Il 18 aprile è un giorno decisivo. Poi due settimane intense, tiratissime, drammatiche, come testimoniano anche i verbali, inediti, delle riunioni.

Il premarketing, dunque, è il momento in cui banca e coordinatori dell’offerta (Bnp Paribas, Deutsche Bank, Jp Morgan, Mediobanca, Unicredit) testano il mercato per poi stabilire il range di prezzo. Secondo il report finale «182 investitori istituzionali di primario standing» sono stati contattati, direttamente o in conference call, sopratutto a Londra e New York; 373 le risposte ricevute. Il 51% sono fondi tradizionali, il 49% hedge fund. Per il 55% in Gran Bretagna, 19% Italia, 15% Usa, 6% Francia, 5% altri.

Alla fine solo due manifestano interesse a un prezzo vicino allo zero e «tutti gli altri (…) a valori di riferimento della banca post aumento inferiori all’importo di 1,5 miliardi».

Non a caso proprio il 18 aprile Unicredit e Quaestio firmano l’accordo che prepara il paracadute di Atlante. Il 18 si riunisce anche il consiglio di Vicenza per stabilire il range di prezzo. Il memorandum delle banche coordinatrici non può che indicare «un rischio di esecuzione elevato dell’operazione». La loro indicazione è di una «forchetta» tra 0,10 e 1 euro. Il cda alza però a 3 euro il limite superiore ed è una strana manovra. Dicono che è per «disporre di un margine di flessibilità» ma hanno appena saputo del «patto» Unicredit-Quaestio. Le banche «prendono atto».

L’offerta va sul mercato tra il 22 e il 29 aprile, 60 gli investitori incontrati. Il road show di presentazione tocca Milano e Londra. New York? Cancellata «alla luce — dicono le carte del cda — dello scarso interesse emerso».

I risultati finali sono quelli, desolanti, comunicati al mercato. E che poi hanno indotto Borsa italiana a stoppare la quotazione. Dieci investitori istituzionali in tutto: Mediobanca per il 4,97% tutti gli altri lo 0,1%.

Quando alle dieci di sera del 29 aprile, venerdì scorso, viene letto in consiglio il report chiuso alle ore 13, emerge anche il dato più disarmante: 8 di quei 10 investitori sono italiani e 2 svizzeri. Londra, New York, il road show, il premarketing, banche internazionali come Bnp, Jp Morgan, Deutsche, non hanno prodotto un solo ordine per una sola azione.

«Non dobbiamo avere paura dei fondi», aveva detto l’amministratore delegato Francesco Iorio all’ultima assemblea. Non immaginava che sarebbero stati i fondi ad aver paura della Popolare Vicenza.

Mario Gerevini

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