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Pop. Vicenza, l’aumento si farà

Quaestio Capital, società che gestisce il Fondo Atlante, ribadisce il proprio impegno a garantire l’aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro della Popolare di Vicenza. È stato infatti sottoscritto un accordo con Unicredit per estendere gli impegni di sottoscrizione relativi all’eventuale inoptato dell’operazione che dovrebbe culminare con la quotazione in borsa prevista per il 3 maggio.

La conferma è arrivata anche dallo stesso istituto guidato dall’a.d. Federico Ghizzoni.

Le azioni non sottoscritte nel corso del roadshow saranno acquistate dal veicolo a un prezzo che non potrà essere in alcun caso superiore a 0,10 euro ad azione, vale a dire al valore minimo della forchetta di valorizzazione individuata dall’istituto berico (0,10-3 euro). La garanzia, e questa è la novità ribadita nelle ultime ore, sarà valida anche in caso di mancata ammissione alle negoziazioni in borsa. L’approdo a Piazza Affari dell’istituto condotto dall’a.d. Francesco Iorio potrebbe sfumare nel caso in cui non fosse raggiunto un flottante ritenuto sufficiente.

Con una dotazione finanziaria superiore a 4,2 miliardi di euro, Atlante, ancora in attesa delle autorizzazioni ufficiali da Francoforte per poter operare, avrà due obiettivi di fondo: sottoscrivere le quote di inoptato di Pop. Vicenza e di Veneto banca (ma non è escluso che in futuro possa avere un ruolo attivo in occasione di altri rafforzamenti patrimoniali) e rilevare grossi quantitativi di Non performing loan, alleggerendo i bilanci delle banche italiane oggi piombate da circa 80 miliardi di sofferenze nette.
Un circolo virtuoso che, nei propositi dei promotori, sarà destinato a riportare fiducia sugli istituti di credito italiani agli occhi dei grandi investitori internazionali e a garantire, nel contempo, nuovo credito a famiglie e imprese.

Tra gli impegni di sottoscrizione al Fondo Atlante, la parte del leone spetta a Intesa Sanpaolo e Unicredit, che hanno assicurato 1 miliardo di euro a testa, e per le quali Moody’s ha formulato rilievi critici (si veda box). A seguire la cassa depositi e prestiti metterà 500 milioni, Poste Vita 240 mln, Ubi banca 200 mln, Generali 150 mln; Fondazione Cariplo, Bper, Unipol banca, Compagnia San Paolo, Bpm e Allianz 100 mln ciascuno; Creval 60 milioni, Mediolanum e Banca Mps 50 mln ciascuno, Cattolica 40 mln e Carige 20 mln. Ulteriori 300 milioni arriveranno da un pool di fondazioni bancarie.

Secondo quanto emerso nelle ultime ore, in linea di massima Atlante non potrà sottoscrivere più del 75% di ogni singola emissione: un limite che tuttavia non viene considerato assoluto. Non a caso, proprio con l’esordio a supporto dell’aumento della Vicenza, potrebbe essere superato. Inoltre non potrà essere effettuato alcun investimento in grado di far sorgere il rischio d’obbligo di un’opa. È stato infine confermato che fino al 70% delle munizioni del veicolo d’investimento potrà essere utilizzato a supporto degli aumenti di capitale, limitatamente a banche con ratio patrimoniali inadeguati rispetto ai minimi Srep stabiliti, entro una finestra temporale che si concluderà nel giugno 2017.

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