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Pop Vicenza, la cura sarà lunga

Serviranno diversi anni per risanare la Popolare di Vicenza e poter tentare di ripercorrere la strada della quotazione in borsa. Nell’immediato, invece, occorrerà rimettere mano al piano strategico al 2020. Sono gli elementi più rilevanti emersi dall’assemblea dei soci dell’istituto.

I lavori assembleari hanno, di fatto, decretato il nuovo corso dell’istituto, con un cda eletto all’insegna della discontinuità dopo il salvataggio del Fondo Atlante attraverso un aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro che lo ha portato al controllo assoluto (99,3%) della banca.

Del precedente board sono stati confermati soltanto il consigliere Alessandro Pansa e l’a.d. Francesco Iorio. Il nuovo organo è formato da undici membri. Il presidente è Gianni Mion, già top manager del gruppo Benetton, con Salvatore Bragantini vice (già commissario Consob). Ne fanno parte anche Niccolò Abriani, Luigi Arturo Bianchi, Marco Bolgiani, Carlo Carraro, Rosa Cipriotti, Massimo Ferrari, Francesco Micheli.

L’a.d., durante i lavori, è stato oggetto più volte di attacchi verbali anche veementi da parte dei piccoli soci, esasperati dalla perdita di valore accusata nell’ultimo anno dai titoli della banca: un crollo che, per molti di loro, ha significato la scomparsa dei risparmi di una vita. In particolare, all’a.d. è stata contestata la fretta con cui Bpvi ha affrontato la trasformazione in spa e il contestuale addio al sistema di voto capitario. «I tempi erano stretti, avevamo chiari limiti temporali imposti dalla Bce», si è difeso il banchiere, aggiungendo che «incombevano rischi di risoluzione, sia legati alla situazione di liquidità della banca sia al capitale».

Su esplicita richiesta di Quaestio, tra i primi dossier da affrontare c’è quello relativo alla probabile azione di responsabilità nei confronti del vecchio cda dell’era Zonin.
Il tema potrebbe già essere discusso in maniera preliminare nel cda di mercoledì prossimo, quando Gianni Mion verrà eletto presidente e verranno formati i comitati. Su questo aspetto, lo stesso Mion ha osservato che «c’è un sentimento diffuso a voler impiccare gente all’albero più alto della nave: occorre però agire con prudenza e non fare di tutte le erbe un fascio».

Nel frattempo, dal punto di vista operativo, si intravedono segnali di ripartenza. Dopo una flessione accusata fino a metà maggio, la raccolta si è stabilizzata e, in particolare nelle ultime settimane, è tornata a crescere, ha spiegato Iorio. Il difficile contesto di mercato e i problemi di liquidità del recente passato portano tuttavia alla necessità di una revisione del piano industriale. L’a.d. ha poi smentito alcune indiscrezioni secondo cui quattro fondi americani avrebbero bussato alla porta di Quaestio per rilevare in blocco Bpvi e Veneto banca, con l’obiettivo di fonderle. Inoltre non ci sono trattative in atto per smaltire parte delle sofferenze: partita su cui il nuovo socio di riferimento potrebbe comunque avere un ulteriore ruolo, accollandosele. «Vedremo in futuro che cosa si potrà generare con Atlante, che è una controparte molto qualificata».

Infine, secondo Mion «serviranno molti anni per poter ripensare a un’ipo» dopo che in aprile non era arrivato il via libera da Borsa italiana.

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