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Pop Milano. L’ultimo duello (pensando a possibili nozze)

Se Jovanotti cantava una visione pastorale della fede, con una grande Chiesa che partendo da Che Guevara arrivasse fino a Madre Teresa, alla Banca Popolare di Milano, in soli 26 mesi, hanno saputo fare molto di più. In piazza Meda infatti sono partiti da Chiesa (Enzo, direttore generale, con Massimo Ponzellini presidente) e sono arrivati alla guerra dei Piero (Giarda contro Lonardi, sabato prossimo, Fiera di Milano), passando attraverso Bonomi, Montani, Annunziata; Croff, Dini e Mincione. Insomma, di tutto, di più.
Decisivi
Nella storia recente della Bpm non si contano gli «appuntamenti decisivi», tutti regolarmente rivelatisi tappe di avvicinamento a un domani che non arriva mai, neanche fosse un’opera di Samuel Beckett. Al punto che stavolta, complice l’uscita dal percorso lavorativo di alcuni capataz del sindacato interno del recente passato, la vigilia è meno accesa del solito. Sulla guerra di religione prevale l’incertezza e se i bookmaker vedono favorita la lista guidata dall’ex ministro Giarda, i numeri invitano a non sottovalutare le chance di Lonardi. Il 22 ottobre 2011, all’assemblea degli ottomila soci che sancì la vittoria di Andrea Bonomi, Lonardi arrivò terzo con 1.375 preferenze dietro a Filippo Annunziata (4.246) e a Marcello Messori (2.274), mentre il 22 giugno scorso, quando vinse Coppini con 954 preferenze, Lonardi arrivò a un’incollatura (903), staccando nettamente il terzo, anche lui ex ministro, Giovanni Maria Flick (516). Chi vincerà sabato prossimo? Servirebbe la sfera di cristallo.
Certezze
Nel frattempo si possono evidenziare almeno quattro fatti, al netto degli slogan della campagna elettorale. Primo, la Banca Popolare di Milano è tornata a produrre utili sotto la guida di Piero Luigi Montani, chiudendo i nove mesi al 30 settembre con un risultato netto di 134 milioni di euro, contro una perdita di 106 milioni registrata nello stesso periodo del 2012. La situazione patrimoniale resta però delicata, secondo punto: il rimborso di 500 milioni dei Tremonti bond, avvenuto a giugno, ha fatto scendere il rapporto Core tier 1 al 7,25 per cento, contro un otto per cento richiesto dalle autorità. C’è quindi la necessità di patrimonializzare rapidamente l’istituto. La Banca d’Italia, terza istanza, ha poi chiesto di agire sulla governance della Bpm, toccando lo Statuto. Infine, quarto punto, da febbraio, si avvierà a cura della Bce, la fase di Asset quality review , ovvero la revisione della qualità degli attivi che interesserà anche Bpm.
Incognite
Cosa propongono i candidati presidente davanti a queste urgenze non è chiaro. E neppure la squadra con cui hanno intenzione di affrontare la sfida. Giarda si è espresso a favore dell’indipendenza di Bpm, non vuole rinnovare alcun mandato in essere e neppure toccare lo Statuto popolare, nonostante il suggerimento di Banca d’Italia. Lonardi, da astuto combattente d’assemblea, ha prima paventato il rischio di una fusione con il Banco Popolare, poi ha ricompattato i dipendenti con una serie di incontri, i prossimi domani e dopo, parlando di rifondare la banca. Ha anche dovuto fare i conti con le posizioni di un paio di candidati della propria lista: Ezio Simonelli e M.L.M.. Simonelli è stato oggetto di un rapporto dell’internal audit sfociato in un comunicato chiarificatore sull’inesistenza di elementi pregiudizievoli a suo carico sulla vicenda «Scultura & Design» diramato dal consiglio di Sorveglianza di Bpm la settimana scorsa. M. invece è stata (con altri, per un importo complessivo di 3,7 milioni di euro), oggetto di recente sanzione da parte della Consob. In qualità di componente del collegio sindacale della Milano Assicurazioni, gruppo Ligresti FonSai, M. è stata riconosciuta responsabile di «condotte omissive», che hanno comportato una sanzione di 283 mila euro.
Golden rule
A complicare il futuro della Bpm c’è poi l’esistenza di una regola dorata. Una norma che, comunque vada l’assemblea di sabato, riporterà il boccino nelle mani di Andrea Bonomi. L’uomo di Investindustrial, primo azionista della banca, che però è un istituto popolare dove vige il voto capitario, ha candidato alcuni suoi rappresentanti per il consiglio di Sorveglianza. La nomina del consiglio di Gestione da parte del consiglio di Sorveglianza è infatti subordinata al voto favorevole di almeno un consigliere espressione dei partner industriali (i francesi del Crédit Mutuel e la Fondazione Cr Alessandria) e di un consigliere espressione dei fondi di investimento (la lista 1 di Investindustrial). Di là dunque dovranno passare, sia Lonardi che Giarda. Sarà l’ennesimo «appuntamento decisivo» di una storia senza fine, tanto che gli sherpa hanno già iniziato a muoversi.

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