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Pop Bari, spa per salvarsi

Il salvataggio della Popolare di Bari potrà realizzarsi solo se la banca si trasformerà in una spa. Lo hanno sottolineato i soggetti coinvolti nell’operazione di salvataggio dell’istituto pugliese, Invitalia, Mcc e Fondo interbancario, durante le audizioni davanti alla commissione finanze della camera sul decreto legge per la Pop Bari. «Tra le condizioni sospensive che abbiamo posto nell’accordo sottoscritto da Mcc con il Fitd e i commissari c’è la trasformazione della banca in spa. Senza questa trasformazione l’operazione non potrebbe andare avanti», ha precisato l’a.d. di Invitalia, Domenico Arcuri.

Tra le condizioni per andare avanti con l’operazione, gli ha fatto eco l’a.d. di Mcc, Bernardo Mattarella, c’è la «necessità» per la B.P. Bari «di svolgere prima del nostro intervento un processo di derisking, cioè di riduzione dello stock di crediti deteriorati, e la trasformazione in spa che pensiamo possa avvenire entro 30 giugno». «Se la Popolare di Bari non si trasforma in spa i 310 milioni versati dal Fondo sarebbero persi», ha continuato il presidente del Fitd, Salvatore Maccarone. Un appello ai soci, insomma, affinchè il progetto di salvataggio possa andare in porto.

Arcuri ha inoltre indicato il cronoprogramma dell’intervento sulla popolare sottolineando che «c’è l’impegno, entro il 15 marzo, ad avviare e concludere la due diligence, poi entro metà aprile ci sarà il piano industriale per capire l’effettivo ammontare dell’aumento di capitale e poi dovrà essere fatto un accordo di coinvestimento con il Fitd». Entro il 30 giugno dovrà tenersi «l’assemblea per la trasformazione in spa, per l’adozione del nuovo statuto e al verificarsi di questi eventi entro fine settembre o al massimo entro fine anno ci siano le autorizzazioni delle varie autorità e si possa avviare una nuova stagione per la banca».

L’a.d. di Invitalia ha inoltre messo in evidenza come «la nostra interpretazione» del decreto è che questa operazione «non ha a che fare con un salvataggio, ma che essa debba servire per provare ad alleviare una problematica che per il nostro vissuto è una delle barriere più rilevanti» all’uguaglianza tra Nord e Sud.

I commissari straordinari della popolare, Antonio Blandini e Enrico Ajello, hanno spiegato come ancora non ci sia una fotografia chiara della situazione della banca. Sicuramente l’istituto necessita di una «ricapitalizzazione» di cui i termini però «non sono noti ai commissari. Si rende necessaria una due diligence che riguardi i valori degli attivi, dei crediti vantati nei confronti della clientela e dei rischi» che «verrà condotta con la massima celerità e attenzione». Blandini ha assicurato che con il nuovo piano industriale che verrà definito la Banca popolare di Bari «sarà rafforzata». Inoltre, con il nuovo piano, la banca «dovrà essere concorrenziale per permettere a Mcc di intervenire. Sarà un piano industriale di una banca efficiente e di mercato e consentirà la positiva considerazione da parte della Commissione Ue».

I commissari hanno inoltre sottolineato l’importanza della conversione in legge del decreto per continuare il lavoro iniziato a fine dicembre con il Fondo. «Il significativo intervento, su richiesta dei commissari straordinari, del Fitd per 310 mln euro entro il termine di dicembre è stato indispensabile per affrontare con più tranquillità le attività dei prossimi mesi, fra l’avvio del commissariamento e il completamento delle attività preliminari», ha spiegato Blandini. Il 31 dicembre, ha proseguito, «è stato sottoscritto un accordo quadro con il Mediocredito centrale che prevede come condizione l’avvenuta conversione in legge del decreto» in esame della Commissione. «La mancata conversione in legge» di questo decreto, ha sottolineato il commissario, prevede «l’inefficacia» dell’accordo con Fitd e Mcc.

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