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Pop. Bari, corsa al salvataggio

È una corsa contro il tempo quella dei commissari straordinari della Banca Popolare di Bari, Enrico Ajello e Antonio Blandini, per mettere in sicurezza il più grande istituto di credito del Sud, attualmente commissariato. Il decreto per salvare la banca, un tempo feudo della famiglia Jacobini, è stato approvato, ma la strada per puntellare il piano di rilancio non è priva di insidie. Secondo fonti di mercato sono stati avviati i lavori della due diligence, che preparerà la messa a punto del piano industriale per il rilancio. Il Fondo interbancario si riunirà domani e venerdì. L’obiettivo è avere una fotografia completa della situazione entro Natale.

Intanto è arrivato il decreto legge per il salvataggio. Esso dispone il potenziamento delle capacità patrimoniali e finanziarie della Banca del Mezzogiorno-Mediocredito centrale (Mcc) fino a 900 milioni di euro. Verrà disposto un aumento di capitale che consentirà a Mcc, insieme al Fondo interbancario (Fitd) e a eventuali altri investitori, di partecipare al rilancio della popolare. Dopo Natale dovrebbe scendere in campo anche Amco, l’ex Sga, per intervenire su parte dei crediti deteriorati dell’istituto.

Il primo passo per un intervento del Fitd è ricevere un piano articolato che consenta di valutare l’efficacia di un intervento di salvataggio. Il secondo è essere affiancati da un partner, visto che il Fitd non può svolgere operazioni di tale portata da solo. Il terzo è la verifica del minor onere, cioè avere elementi sufficienti per stimare che gli interventi alternativi al rimborso dei depositi costino meno del rimborso stesso. Questa condizione si sarebbe già verificata, in quanto i depositi da clientela ammontano a 8 miliardi di euro, di cui 4,5 mld di ammontare unitario inferiore a 100 mila euro e, come tali, protetti dal Fondo interbancario. Ciò significa che, qualora la banca fosse liquidata, il Fondo dovrebbe sborsare 4,5 miliardi: risorse che non ha in pancia e, soprattutto, di mole più ingente rispetto a un salvataggio pilotato in stile Carige. con una ricapitalizzazione che sarebbe meno onerosa.

La Popolare di Bari aveva comunicato nei giorni scorsi che avrebbe finalizzato la stesura del piano entro un paio di settimane. A questo punto la palla passa, anche per quanto riguarda la realizzazione del business plan, ai commissari. L’istituto aveva intrapreso un programma di incontri e contatti con investitori istituzionali finalizzato al rafforzamento patrimoniale. Lo schema dovrebbe rimanere quello studiato in precedenza: l’emissione di bond, seguita da un aumento del capitale con l’ingresso del Fitd nell’azionariato.

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