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Ponzellini: «Per la Bpm una scossa necessaria»

di Alessandro Graziani

Presidente Ponzellini, ci risiamo. La Banca Popolare di Milano è di nuovo sotto esame. Ma stavolta la Banca d'Italia non ha usato mezze misure. E ha suonato il campanello finale…

La Bpm è e resterà una delle più belle banche che esista in Italia. Una scossa però era necessaria e può essere salutare per tutti. La Banca d'Italia aveva già lanciato segnali chiari nel 2001 e nel 2008, ma erano stati quasi ignorati. Stavolta sono stati più decisi.

Altro che decisi. Vi hanno inviato 40 pagine di rilievi strutturali. E imposto un aumento di capitale doppio rispetto a quanto preventivato, riducendo d'ufficio il Core Tier 1 che, anche se solo temporaneamente, scende al 6%.

Quando da ragazzo andavi male a scuola, la mamma ti diceva: non vai più al cinema finchè non prendi bei voti. È lo stesso atteggiamento "materno" che Bankitalia ha usato con Bpm. Il mio impegno è che tutti gli input della Vigilanza vengano eseguiti in tempi rapidi. Il 3 maggio faremo un consiglio per un pre-esame del nuovo piano e il 12 maggio approveremo in via definitiva piano e aumento, oltre alla riforma della governance. Poi a fine giugno ci sarà l'assemblea. E prevedo che a fine settembre, dopo la semestrale, l'aumento di capitale arriverà sul mercato.

Andiamo un passo alla volta. Chi metterà a punto il nuovo piano? Il direttore generale Fiorenzo Dalu è nel mirino di una parte dei sindacati. E il condirettore generale Enzo Chiesa è dato come uscente.

Al piano lavorerà l'intera struttura di direzione generale: Dalu, Chiesa, Frigerio. Che io sappia per il momento nessuno è uscente. Nè il tema è stato affrontato in consiglio.

Poche settimane fa il consiglio Bpm ha bocciato la sua proposta di un aumento di capitale da 600 milioni. Ora ne sta per approvare uno fino a un massimo di 1,2 miliardi. Che è successo?

Sapete bene che nel frattempo Bankitalia ha presentato una relazione ispettiva dura. Ma a differenza di quanto è stato scritto, vorrei precisare che sui crediti non sono emersi rilievi particolari. Il 95% delle sofferenze corrisponde alle nostre calssificazioni. Su circa 17 miliardi di crediti, le osservazioni riguardano poste non superiori a 150 milioni. È vero però che Bankitalia ci ha chiesto di ridurre l'esposizione al settore immobiliare, che pesa per il 43% del totale. Ma anche in questo caso, occorre precisare: gran parte di questi crediti riguardano i mutui ai privati, mentre l'esposizione ai grandi immobiliaristi è contenuta.

Crede che la temporanea diversa ponderazione dei rischi imposta da Bankitalia possa essere modificata nel 2013, quando Basilea 3 sarà in vigore?

Credo che se eseguiamo in tempi rapidi l'aumento di capitale, tutto sarà risolto ben prima del 2013. Ora bisogna solo lavorare a testa bassa e abbandonare le polemiche interne.

Ma è vero che il Credit Mutuel ha chiesto di avere il ruolo di global coordinator dell'aumento. Li avete accontentati?

L'aumento sarà guidato da Mediobanca e Banca Akros. Ma nel consorzio di collocamento e garanzia ci sarà con un ruolo di rilievo anche la controllata del Mutuel, Cmc-Cic securities.

Bankitalia chiede anche una «radicale semplificazione e riorganizzazione del gruppo». In pratica, è un obbligo di procedere alla fusione delle controllate, ovvero alla banca unica?

La Vigilanza non ha fornito indicazioni ufficiale, ma è evidente che quella della banca unica è la strada maestra suggerita da Bankitalia per procedere all'attesa riduzione dei costi. Se conviene, la faremo.

Per i dipendenti, non si preannunciano tempi facili. Bankitalia chiede anche di rivedere la distribuzione degli utili. E, sembra, di ridicscutere il contratto integrativo aziendale. Oltre a chiedere l'eliminazione della commissione paritetica, che di fatto era un modo di concertazione azienda-sindacato sugli avanzamenti di carriera interna. È questa, più che l'aumento delle deleghe di voto, la vera rivoluzione?

Bankitalia chiede un adeguamento dei costi del personale. Consulteremo tutti e valuteremo il da farsi. tenendo conto che il piano d'intervento ha comunque un orizzonte temporale di 3 anni. Credo che Bpm, ancora una volta, potrà fare affidamento sull'attaccamento dei dipendenti alla banca.

 

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