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Ponzellini: «L’aumento una mazzata imposta da Bankitalia»

di Federico De Rosa

MILANO— La svolta al vertice di Bpm è ufficiale: il direttore generale Fiorenzo Dalu lascia. L’accordo è stato trovato venerdì notte e ieri mattina il comitato esecutivo della banca milanese l’ha ratificato, giusto in tempo per darne l’annuncio all’assemblea riunita a Fiera Milanocity. È lo stesso Dalu a spiegare: «La mia scadenza naturale sarebbe stata con il Cda nella primavera prossima, ma oggi siamo chiamati ad un nuovo piano industriale triennale e, per la mia onestà, non intendevo iniziarlo e poi lasciarlo ad altri» . Le funzioni sono state affidate al vice, Enzo Chiesa, che sarà probabilmente nominato a tutti gli effetti direttore generale dal consiglio del 12 maggio. Consiglio in cui si discuterà anche dell’aumento di capitale da 1,2 miliardi che Banca d’Italia ha chiesto a Bpm di varare entro giugno. Una richiesta che il presidente dell’istituto, Massimo Ponzellini, ha stigmatizzato. Le banche italiane «che sono tutte sane e forti e in grado di competere sui mercati internazionali, vengono obbligate ad aumenti di capitale straordinari, anche di due-tre volte la loro capitalizzazione, perché le autorità non si possono permettere l’ombra di un rischio — ha detto —. In un anno in cui si fa fatica, arriva la forte pressione, la mazzata, l’obbligo di coefficienti che anche nei momenti migliori non si sono mai avuti» . Una critica dura quella del presidente dell’istituto milanese, mitigata dall’ammissione che nel caso di Bpm la vigilanza di Palazzo Koch ha mosso però dei rilievi «tutto sommato di non grave pesantezza» e «in parte condivisibili» . A dir la verità l’impressione generale è che Banca d’Italia sia stata molto dura con Piazza Meda, a cui la Vigilanza ha chiesto di ricalcolare i coefficienti patrimoniali, rafforzare il bilancio, ammodernare i processi informatici e adottare una governance più trasparente. Infine di varare subito un aumento di capitale. Ponzellini ritiene che non sia il momento, visto che le banche si trovano già nella «difficile situazione di dover far quadrare i bilanci con grande capitalizzazione e poche operazioni redditizie— ha fatto notare —. Il sistema bancario ha obbedito e lancerà gli aumenti, ma i titoli verranno ancora una volta purtroppo mortificati» . Poi il presidente di Bpm è passato a difendere la governance della banca, anch’essa messa sotto osservazione da Bankitalia. Il modello cooperativo «è l’unico che può dare indipendenza alle banche. Non toccate questo modello» ha tuonato dal palco di Fiera Milanocity, puntando il dito su altri istituti. Quelli in cui le Fondazioni «determinano le cose e fanno tutto quello che di male viene fatto nelle banche — ha affermato Ponzellini—. Resiste solo il mondo delle popolari. Le altre banche non sono schiave della politica, ma sono obbligate a fare accordi con i poteri che regolano la politica e le altre autoritá» . A Piazza Meda questo non è successo. E a chi gli ha ricordato la «cena degli ossi» con Giulio Tremonti e i leader della Lega, ha risposto che «non ho mai votato Lega in vita mia e non credo la voterò alle prossime elezioni» .

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