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Pomigliano, rientrano i 19 Fiom. Fiat: un privilegio senza ragione

MILANO — Assunti per un giorno. Ieri la firma, oggi il rientro in fabbrica. Che però sarà solo teorico, dal momento che contestualmente scatterà la cassa integrazione fino al 10 dicembre, al pari di tutti gli altri operai di Pomigliano d’Arco. Per i 19 iscritti Fiom, la cui assunzione è stata decretata dalla Corte d’appello di Roma lo scorso 19 ottobre in seguito al ricorso individuale contro l’azienda per presunta discriminazione, ieri è stata comunque una giornata particolare. «Siamo soddisfatti, ma non contenti, perché attendiamo il rientro di tutti», è stato il primo pensiero di Ciro d’Alessio, il primo dei 19 metalmeccanici ad aver messo la firma al contratto con Fip (Fabbrica Italia Pomigliano).
In effetti la sentenza del Tribunale di Roma ha imposto alla Fiat, oltre ai 19 da reintegrare entro 40 giorni, l’assunzione di altri 126 lavoratori entro 180 giorni. E se per il leader della Fiom Maurizio Landini la giornata di ieri ha segnato anche «il rientro a Pomigliano della democrazia e della Costituzione», dal Lingotto sono subito arrivate le puntualizzazioni: «Eseguire quanto disposto dall’ordinanza costituisce un’ulteriore penalizzazione per un’azienda che opera in un contesto di mercato molto sfavorevole». E ancora: «Le assunzioni ordinate dal Tribunale, oltre a rappresentare un onere economico aggiuntivo, sono del tutto ingiustificate dal punto di vista gestionale. L’organico attuale risulta infatti già sovradimensionato rispetto alle necessità a causa della forte flessione della domanda del mercato italiano ed europeo che comporta un ricorso alla cassa integrazione di 48 giorni nel secondo semestre di quest’anno. Le assunzioni in questione – conclude la nota dell’azienda – avvengono proprio in un periodo in cui l’attività produttiva dello stabilimento è sospesa».
Ma le schermaglie non finiscono qui. Al di là dell’annunciato automatismo da parte della Fiat, di contrapporre alla sentenza del Tribunale di Roma la messa in mobilità di un numero analogo di tute blu («la procedura per i primi 19 è già partita», fanno sapere dal Lingotto), si è accesa anche la contesa sui numeri. La Fiom ha inviato la lista dei suoi iscritti da cui selezionare le ulteriori 126 unità da assumere, e «tale lista – dicono alla Fiat – risulta composta da 109 persone sicuramente iscritte perché hanno richiesto all’azienda di operare la trattenuta della quota sindacale e altre 38 la cui effettiva iscrizione non è accertata, per un totale complessivo di 147 iscritti presunti. L’adempimento della decisione giudiziale determinerà pertanto l’assunzione a Pomigliano del 100% degli iscritti Fiom attualmente in cassa integrazione, o dell’87% nell’ipotesi della effettiva iscrizione delle altre 38 persone. Queste percentuali – sottolineano alla Fiat – risultano molto superiori a quelle di qualsiasi altra organizzazione sindacale e garantiscono agli iscritti Fiom un passaggio in Fabbrica Italia Pomigliano anticipato rispetto a tutti gli altri dipendenti in attesa di essere riavviati al lavoro: una posizione di privilegio che non ha alcuna ragionevolezza».
Dalle dispute sindacali alle prospettive di mercato: oggi in California debutta, con l’apertura del Salone di Los Angeles, la 500 E, la citycar elettrica destinata ad aprire un nuovo varco nelle vendite del Lingotto.

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