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Polizze, queste sconosciute Fatele più chiare…

Allo stato della conoscenza e dei comportamenti assicurativi degli italiani tocca (per ora) un’insufficienza. Un cinque e mezzo, dice l’indice generale presentato nei giorni scorsi nell’indagine Ivass 2021. Un termometro inedito — realizzato da Università Milano- Bicocca e Doxa in collaborazione con la Herbert Simon Society — che può consentire in futuro di promuovere con più cognizione di causa strategie efficaci a far maturare una cultura delle polizze nel nostro Paese.

La ricerca, guidata dal professor Riccardo Viale, è la prima di questo tipo realizzata a livello Paese. E quindi, al momento, non consente di fare paragoni internazionali. Come funziona? Ci sono cinque indicatori che vanno da zero a 100 e che vengono poi sintetizzati dall’indice generale che si ferma, appunto, a 54 punti. A qualche passo dalla sufficienza (stabilita a 60 punti), con molte differenze tra Nord e Sud, tra livelli di scolarità e tra uomini e donne. Con queste ultime spesso in preoccupante difetto rispetto alla componente maschile.

In estrema sintesi gli italiani, rappresentati da un campione di 2.053 persone su tutto il territorio nazionale, non hanno molte polizze facoltative, non ne sanno abbastanza — anche se ritengono di sì con evidenti segni di eccessiva confidenza in sé stessi — e infine (e su questo andrebbero ascoltati davvero) chiedono prodotti meno oscuri con spiegazioni semplici e comprensibili.

Le anime

Scorrendo le varie «anime» dell’indice generale, scopriamo una sufficienza piena (63,7 punti su 100) nell’ambito della logica assicurativa, ovvero la comprensione del mondo delle polizze: più pago, più l’area di rischio da cui mi proteggo diventa larga. Appena sufficiente (60,2) è l’indice di avversione al rischio: più se ne ha, più ci si assicura. I giovani, dice l’indagine, lo sono più degli over 74, il Nord Est è la zona più cauta, mentre nelle Isole c’è la propensione al rischio (e quindi la minor spinta ad assicurarsi) d’Italia. Appena sotto 60 è il termometro della fiducia (59,5). Insufficiente ma non in modo grave è l’indice che misura l’efficacia della comunicazione (56,3), mentre gravemente insufficiente (30,4) è quello che fotografa la conoscenza.

Gli italiani si fermano a 40,6 punti sul fronte delle conoscenze di base e a 20,1 per quanto riguarda quelle specifiche sui prodotti assicurativi. In particolare il test sulle nozioni generali è stato fatto chiedendo di definire i tre concetti su cui ruota il mondo assicurativo: premio, massimale e franchigia. Il 60% dice di conoscerli tutti e tre, ma solo il 13,9% risponde poi correttamente alle domande che li riguardano.

E la divaricazione tra quello che si sa davvero e quello che si pensa di sapere spicca in modo molto netto anche quando l’esame viene fatto sui singoli prodotti: infortuni, temporanea caso morte, vita e previdenza complementare. L’eccesso di fiducia nelle proprie conoscenze va da più di dieci volte per i meccanismi delle Caso Morte a due volte per le Vita.

La richiesta

A fronte di questa incapacità di stimare la propria cultura, che poi viene comunque definita insufficiente dal 70% del campione, emerge una forte richiesta di colmare le propie lacune conoscitive (il 60% ritiene che dovrebbero pensarci le istituzioni pubbliche) e anche la domanda di una maggior chiarezza di contratti e prodotti. Solo il 34% li trova comprensibili, più del 50% esprime un giudizio negativo. E sono i più acculturati in senso generale (laureati e studenti) a denunciare persistenti opacità e scarsa comprensibilità delle polizze.

Ma quali assicurazioni comprano gli italiani e quali sono le dinamiche di decisione nel nucleo famigliare? Poco più del 40% del campione decide in autonomia quale prodotto scegliere e per gli uomini c’è il doppio della probabilità di essere con il pallino in mano rispetto alle donne.

I prodotti più acquistati — dopo la Rc auto che è obbligatoria per tutti quelli che hanno un mezzo di trasporto (vedi tabella) — sono, in ordine di importanza decrescente quelli per la casa, la Responsabilità civile famiglia, gli infortuni, il Caso morte e ancora la previdenza complementare, le calamità naturali, la protezione del credito, malattie, rischi professionali e, con numeri ancora molto piccoli, gli animali domestici. Ma nel Centro e nelle Isole le famiglie che hanno solo polizze obbligatorie e nessuna facoltativa è doppia o tripla rispetto alle regioni del Nord.

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