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Politici, star e la regina Elisabetta tutti con i soldi nei paradisi fiscali

L’elite del mondo nei paradisi fiscali. C’è la regina d’Inghilterra, con 7 milioni e mezzo di dollari investiti in un fondo alle isole Cayman non dichiarato nei bilanci della corona. Il ministro al commercio di Trump, il miliardario Wilbur Ross, titolare di società offshore con cui partecipa segretamente al capitale di una compagnia di navigazione controllata dal genero del presidente russo Vladimir Putin e da un altro oligarca russo. Star della musica come Madonna e Bono. L’ex generale Wesley Clark, già comandante supremo della Nato in Europa e poi candidato democratico. Il cofondatore della Microsoft, Paul Allen. La regina di Giordania. Il tesoriere del primo ministro canadese Justin Trudeau. Il finanziere George Soros.
Sono nomi che compaiono, con moltissimi altri, in una lunga lista di personaggi eccellenti, che risultano beneficiari di ricchi investimenti in società offshore, cioè esentasse e anonime. A svelare i loro affari riservati nei paradisi fiscali sono 13,4 milioni di documenti ottenuti dal giornale tedesco Süddeutsche Zeitung, che li ha condivisi con l’International Consortium of Investigative Journalists (Icij). Carte studiate e analizzate per diversi mesi da più di 380 giornalisti, attivi in 67 paesi e 96 media di tutto il mondo, tra cui New York Times, Guardian, Le Monde, Bbc. L’Italia è rappresentata da L’Espresso e Report, che domenica 12 novembre pubblicheranno in esclusiva le notizie che riguardano il nostro paese.
Il nome in codice della nuova inchiesta giornalistica internazionale è Paradise Papers. Ed è firmata dallo stesso network dei Panama Papers. I nuovi file provengono da due studi professionali che creano e gestiscono società offshore: Appleby, fondato nelle Bermuda, con nove filiali in altrettanti paradisi fiscali; e Asiaciti Trust, quartier generale a Singapore e altre 7 sedi dalle isole Cook a Hong Kong. Lo studio Appleby è il più grande, con una fama più che centenaria, ed è da sempre attento a non incappare in problemi legali. Eppure le carte dimostrano che ha trattato affari con paesi a rischio, come Iran, Libia e Russia, ed è stato inquisito e multato dalle autorità delle Bermuda per violazione delle norme anti- riciclaggio.
I Paradise Papers svelano le società offshore di 120 politici di tutto il mondo, con una folta rappresentanza di americani, repubblicani e democratici. Il personaggio più in vista è Wilbur Ross, attuale segretario al Commercio dell’amministrazione Trump. Quando era stato interrogato sul Russiagate, per chiarire il suo ruolo di ex vicepresidente della Banca di Cipro, che ha finanziato diversi oligarchi legati a Putin, Ross si limitò a replicare che quei russi non erano suoi partner. Finita l’udienza, non ha risposto a una lettera dei senatori democratici che gli chiedevano di saperne di più.
Ross è un miliardario del settore finanziario, che dichiarava di essersi liberato di tutte le partecipazioni in potenziale conflitto d’interessi con il suo nuovo ruolo pubblico. I Paradise Papers mostrano però che il ministro americano ha mantenuto, attraverso sigle offshore e accordi societari (partnership) con base alle isole Cayman, le sue quote nell’azienda di trasporti Navigator Holdings Ltd, con sede alle isole Marshall nell’Oceano Pacifico, di cui è stato anche presidente. Nel 2016 Ross e altri investitori detenevano il 31,5 percento dell’azienda, che dal 2014 ha ricevuto i maggiori profitti, per oltre 68 milioni di dollari, da un colosso russo del gas, chimica e petrolio, la Sibur.
Tra i proprietari principali della Navigator ci sono Kirill Shamalov, genero di Putin, e Gennady Timchenko, oligarca sanzionato dagli Usa per i suoi legami con il regime russo.
Le carte segrete dei paradisi fiscali svelano gli investimenti offshore di 120 politici di tutto il mondo. Tra i più celebri, Sam Kutesa, ex ministro degli Esteri dell’Uganda ed ex presidente dell’assemblea generale delle Nazioni Unite; il ministro delle Finanze del Brasile, Henrique de Campos Mireilles, che ha una fondazione costituita nelle Bermude «per scopi caritatevoli »; Anantas Guoga, lituano, parlamentare europeo e giocatore professionista di poker. Tutti negano di aver commesso irregolarità. Mentre molti altri titolari di casseforti offshore non hanno risposto alle domande del consorzio.

Paolo Biondani Leo Sisti

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