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Politica monetaria e stimoli: stime 2020 riviste al rialzo

Il successo parziale delle misure di contenimento del coronavirus, in prospettiva più moderate rispetto alla prima ondata dei contagi, abbinato a una soluzione medica come il vaccino per metà 2021 e all’impatto positivo degli interventi massicci della politica monetaria, fiscale e occupazionale sono le principali assunzioni dello scenario base delle proiezioni di settembre della Bce che hanno sorpreso i mercati ieri con due revisioni al rialzo, in meglio rispetto alle proiezioni di giugno: il Pil quest’anno calerà dell’8% e non dell’8,7% e il tasso annuo di inflazione misurato sullo Iapc nel 2021 salirà all’1% e non allo 0,8%.

La Bce ha attribuito questo miglioramento principalmente al Pil reale dell’area dell’euro che è crollato nel secondo trimestre dell’11,8% meno di quanto previsto dalle proiezioni macroeconomiche di giugno. Il terzo trimestre vede ora un rimbalzo a +8,4 %.

La Bce, nelle proiezioni di settembre, ha tenuto conto di fattori avversi che esercitano una pressione al ribasso del Pil quali una domanda estera più bassa dal terzo trimestre in poi, un peggioramento della competitività delle esportazioni dovuto all’apprezzamento dell’euro e il prezzo del petrolio in risalita. A controbilanciare, la Bce ha messo in conto l’impatto positivo delle misure di politica monetaria annunciate in giugno, aggiuntivi stimoli fiscali e un aumento della fiducia dovuto alla nascita del fondo per la ripresa Next Generation Eu.

Alla fine del periodo delle proiezioni dello scenario base, per la Bce il livello del Pil sarà al di sotto del 3,5% rispetto ai livelli del dicembre 2019. Con una ripresa che la presidente Lagarde ha definito ieri «disomogenea, incompleta, incerta».

A compensare i venti negativi della forte incertezza pandemica, la Bce ha sottolineato nelle proiezioni l’impatto positivo delle misure fiscali in campo che ammontano a circa il 4,5% del Pil nel 2020, un 1% in più di quanto fosse stato previsto nelle proiezioni di giugno. E a queste ha aggiunto tra gli interventi anti-crisi le garanzie pubbliche, totali e parziali, per un importo pari al 20% del Pil dell’area dell’euro e il Next Generation Eu recovery fund da 750 miliardi, che insieme al Pepp ha contribuito ad abbassare i rendimenti dei titoli di Stato di alcuni Paesi (Italia, ndr) e ad aumentare la fiducia.

Le proiezioni di settembre tengono anche conto di altri andamenti negativi: i consumi privati al minimo storico dell’8% e il collasso degli investimenti delle imprese quest’anno, con un ritorno ai livelli pre-Covid “solo” nel corso del 2022; un’esplosione del debito delle aziende non finanziarie, che resterà alto fino al 2021; esportazioni negative nel 2020, peggiori di quanto previsto dalle proiezioni di giugno per la perdita di competitività dovuta all’apprezzamento dell’euro; un «peggioramento sostanziale del mercato del lavoro», con tasso di disoccupazione che dal 7,3% nel primo trimestre 2020 salirà al 9,5% nel 2021 prima di tornare all’8,8% nel 2022.

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