Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Pochi titoli Ferrari, la corsa a Fca

Il muro dei 13 euro l’aveva scavalcato soltanto giovedì scorso. Ieri viaggiava già verso il tetto dei 14. Quasi il doppio rispetto alla prima quotazione come Fiat Chrysler Automobiles. Era il 13 ottobre, in parallelo con l’esordio a Wall Street i monitor di Piazza Affari fissavano il prezzo a 7,0250. Poco più di quattro mesi dopo il titolo chiude l’ennesima seduta record a quota 13,75 (+ 2,31%), e qua e là sfiora davvero i 14 euro (13,95 il massimo della giornata). A spingere, sempre lo stesso motore: Ferrari. La decisione di quotare il 10% di Maranello e distribuire gratis ai soci Fca il restante 80% — il 10% di Piero Ferrari rimarrà dov’è, e farà asse con il 24% post scorporo di Exor — agisce da potente leva fin da quando Sergio Marchionne l’ha annunciata, al termine del consiglio d’amministrazione del 29 ottobre. Chi compra Fiat Chrysler lo fa perché punta sul gruppo, evidentemente, ma anche perché è il modo più semplice (e fino a certi livelli forse il meno costoso) per assicurarsi titoli del Cavallino. Con l’altra via, il futuro collocamento, la certezza è solo che sarà una gara al rialzo. Non a caso Marchionne ha limitato al 10% la quota da offrire al mercato (anche se ogni tanto qualcuno ci prova, a dire che alla fine il pacchetto potrebbe essere un po’ più consistente). E non a caso, ora, è la sfida tra tutti i maggiori banchieri internazionali a infiammare aspettative e prezzi. È in pieno svolgimento, la corsa ad abbinare il nome del proprio istituto alla quotazione di uno dei marchi più prestigiosi al mondo, e probabilmente il primo assoluto del lusso globale. La posta in palio è tale che, come anticipato ieri da CorrierEconomia, per conquistare i ruoli top di global coordinator, o anche solo per un posticino tra i collocatori, sono scesi in campo i numeri uno. A giocarsela, in incontri individuali con gli staff di Marchionne e del direttore finanziario Fca, Richard Palmer, sono i boss dell’investment banking di Jp Morgan, Goldman Sachs, Citi, Morgan Stanley, Merrill Lynch, Barclays, Hsbc, Ubs, Credit Suisse, Bnp Paribas, Credit Agricole, Deutsche Bank. E i più internazionali tra gli italiani, naturalmente: per Mediobanca si è speso anche Alberto Nagel, per Intesa Carlo Messina, per Unicredit Federico Ghizzoni. È a questo gran movimento che ieri ha reagito Piazza Affari, in attesa di verificare il «quanto». Per ora, le valutazioni mettono la «Rossa» in un range che parte attorno ai 5 miliardi, si concentra su una media di 7, arriva fino a un massimo di 10. Marchionne deve solo osservare (e gestire il pressing dei banchieri). Con in tasca un’ulteriore conferma che «la quotazione è fattibile entro il terzo trimestre» . 
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non far pagare alle aziende i contributi dei neo assunti per due anni. È la proposta di Alberto Bom...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo il via libera della Commissione europea al Recovery Plan italiano arriverà un decreto legge su...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il decreto «sostegni-bis» che il governo punta ad approvare entro la fine del mese parte con una p...

Oggi sulla stampa