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Poca fiducia in portafoglio

di Guido Plutino

Quanto è cambiato l'umore del mercato dopo l'approvazione del piano di austerity greco? Difficile rispondere, perché nello scenario convivono novità e problemi noti. Solo per citarne alcuni in ordine sparso: il rallentamento del ciclo economico più brusco del previsto. Gli allarmi lanciati dalle agenzie di rating su alcuni emittenti sovrani. L'inflazione che, spinta dal petrolio, rialza la testa e la conseguente politica della Bce, più o meno restrittiva, dopo l'intervento sui tassi della scorsa settimana. Sul carovita si addensano anche nubi meteorologiche. Più precisamente, il problema è la mancanza di nubi. «Una nuova minaccia che sembra incombere sulla fragile economia europea – spiega infatti Francesco Tarabini Castellani, country head Italy di Vontobel – arriva dalla siccità che, dopo i mesi secchi di aprile e maggio, pesa su agricoltura e allevamenti europei. Se la situazione continuasse si potrebbe avere un impatto fino a +0,50% sull'inflazione, peggio che lo shock da petrolio, il cui ultimo aumento si stima abbia impattato per lo 0,25%».

Questo spiega perché, con il passare dei giorni, il giudizio negativo sulle prospettive del bailout raccolga consensi, aiutato da interventi come quello di Standard&Poor's che ha bocciato l'ipotesi francese di un coinvolgimento delle banche private considerandolo un default mascherato. Per capire le ragioni di questa corrente di pensiero vale la pena di considerare l'analisi di Stuart Thomson, capo economista di Ignis asset management. «Crediamo – spiega Thomson – che quella greca sia una tragedia in quattro atti più che in due atti. In altre parole, non fallirà nel prossimo futuro, ma riteniamo che il default sia virtualmente certo a medio termine». La domanda sul default – che secondo questa ipotesi potrebbe concretizzarsi entro 18 mesi – diventa dunque: sarà ordinato o disordinato? «Nel primo caso – riprende Thomson – altri Paesi periferici come Irlanda e Portogallo rischierebbero il contagio, ma sarebbe relativamente semplice contenere i danni in Italia e Spagna. Nel caso di un default disordinato ci sarebbe invece una bancarotta dello Stato greco e quasi certamente la sua uscita dalla moneta unica. Il contagio agli altri Piigs sarebbe molto più grave». Appena meno sfavorevole il giudizio di Schroders: «Il nuovo accordo sulla Grecia eviterà lo scenario molto negativo di un default a breve sia della Grecia che dei mercati finanziari – osserva Azad Zangana, european economist -, ma non risolve in alcun modo la situazione».

La conferma che i nodi più intricati restano da sciogliere arriva da Swiss&Global asset management: «Le autorità – riflette Ralph Gasser, product specialist fixed income – hanno cercato di guadagnare un po' di tempo, ma le dinamiche negative per la Grecia e altri Paesi europei restano invariate. Finché non si troverà una soluzione adeguata a questi problemi e non si applicherà una strategia chiara e credibile nel lungo termine, è molto probabile che la crisi del debito sovrano e il timore di un contagio torneranno a tormentare i mercati».

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