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«Poca crescita ma niente manovra Bonus da 80 euro anche nel 2015»

Rendere permanente il bonus da 80 euro malgrado il «ritardo» della crescita renda «più stretti» i margini di manovra del governo. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ieri ha messo un punto fermo nel cammino dell’esecutivo dei prossimi mesi, intervenendo alla Camera per un’informativa sulle Raccomandazioni della Ue approvate dall’Ecofin l’8 luglio. Un altro lo ha aggiunto a margine, negando che vi siano interventi correttivi in arrivo: «No comment sulle manovre» ha risposto ai cronisti. Poi per essere più chiaro con chi provava a interpretare la sua frase, ha aggiunto via Twitter: «Ma “no comment” non significa soltanto “non ho nulla da aggiungere”? Non c’è nessuna “manovra” in arrivo, semplicemente». 
Il ministro ha riepilogato all’Aula la risposta del governo alle otto raccomandazioni dell’Ue, soffermandosi soprattutto sulla prima, cioè la richiesta di «rafforzare le misure di bilancio per il 2014 a causa dell’emergere di uno scarto basato sulle previsioni di primavera 2014 della Commissione europea» rispetto alla necessità di garantire «il rispetto della regola di riduzione del debito». Raccomandazione da cui sono discese molte interpretazioni circa la necessità di una manovra correttiva per l’anno in corso. Il ministro ha poi risposto all’altra sollecitazione Ue, quella di rafforzare la strategia di bilancio nel 2015 per rispettare il piano di riduzione del debito, anche attraverso «un ambizioso piano di privatizzazioni».
Circa l’anno in corso, Padoan ha spiegato che la Commissione ha delineato le proprie previsioni «a politiche invariate», senza tenere conto dunque degli effetti della legislazione intervenuta, e che, quand’anche l’Italia decidesse di valutare le «ulteriori spese» che da quelle previsioni discendono, queste sarebbero «compensate da maggiori risorse reperite attraverso specifici provvedimenti, senza quindi aggravio sui saldi di finanza pubblica». Niente sforamenti, dunque.
Quanto al rispetto della regola del debito, le previsioni della Commissione «non tengono conto delle minori spese pianificate, ma non ancora specificate nel dettaglio (spending review , ndr ) e dei maggiori introiti, come quelli attesi dalle privatizzazioni in via di programmazione». Azioni che permetteranno di «condurre le dinamiche della spesa su un sentiero compatibile con i parametri europei», come dovrebbe emergere dall’aggiornamento del Def (documento di economia e finanza) a settembre.
Il secondo punto delle raccomandazioni riguarda la revisione della politica fiscale con riduzione delle imposte su famiglie e imprese. «Va in questo senso il taglio del cuneo fiscale che sarà reso permanente con la legge di Stabilità», così come quello dell’Irap. Padoan ha poi annunciato l’arrivo dei prossimi decreti attuativi della delega fiscale, tra cui quelli relativi all’abuso di diritto, al riordino dell’imposizione sul reddito d’impresa e alla revisione delle detrazioni e delle deduzioni fiscali «in chiave di revisione della spesa».
Fin qui le rassicurazioni dovute all’Ue e al Parlamento. Poi però Padoan conclude il proprio intervento concedendosi qualche appunto sul futuro, come quando afferma che «siamo in un contesto di crescita ancora debole e incerta: la disoccupazione rimane elevata e si conta in Europa nell’ordine di decine di milioni, soprattutto tra i giovani». E se «la crescita è un fenomeno complesso, spesso non ben compreso» tuttavia «non vi sono scorciatoie». La strategia dell’Italia nella presidenza del semestre europeo è, tra l’altro, quella di puntare sulle riforme strutturali e l’idea dell’«agenda dei mille giorni» del governo Renzi procede in questo senso anche se «va, naturalmente, riempita di contenuti e di proposte concrete». E soprattutto va attuata: stride con questo il rinvio a settembre dell’approvazione della delega del lavoro, confermato ieri.
«I dati macroeconomici più recenti, se confermati — ammette il ministro —, indicano un ritardo nel meccanismo di ritorno alla crescita sostenuta in Europa e altrove; ciò è vero anche per il nostro Paese. I margini per l’azione del governo si faranno, in questo caso, più stretti — prosegue —, ma non per questo si indebolisce la prospettiva di medio termine». C’è in queste parole una lettura più realistica del sentiero stretto che l’Italia dovrà affrontare, ben diverso da quello che il governo si era prefigurato intraprendendo il semestre europeo con l’obiettivo di allentare il rigore cui i precedenti esecutivi si erano sottoposti. Al momento non c’è nessun automatismo di cui il Paese possa giovarsi, ci sono solo difficili trattative che spetterà a Padoan affrontare nel dettaglio.
A lui è giunto il plauso del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, sul mantenimento dell’impegno sul cuneo fiscale. Mentre il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, ha definito la relazione «esoterica, omissiva, elusiva, e anche sbagliata» .
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