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Pmi, un’autostrada per Piazza Affari

Per ora è solo virtuale, ma – come dice il presidente della Consob, Giuseppe Vegas – se funziona può diventare una vera e propria «autostrada» per le Pmi verso Piazza Affari. È il progetto «PiùBorsa», al centro del memorandum d’intesa firmato ieri a Milano dai vertici di Consob, Confindustria, Borsa Italiana, Abi, Aifi, Assirevi, Assogestioni, Assosim, Fondo Italiano d’Investimento e Fondo Strategico Italiano.
L’obiettivo è quello di «promuovere una comune linea d’azione per lo sviluppo del mercato mobiliare nazionale». In pratica: portare facce nuove e capitali freschi verso Piazza Affari, reduce da un anno, il 2012, in cui il numero di società quotate è sceso da 263 a 255. Ma c’è da guadagnare anche per le aziende, in particolare quei campioni del made in Italy che finora si sono tenuti alla larga dalla Borsa vuoi per i costi legati alla quotazione (da un minimo di un milione a un massimo di 7-8), vuoi per i tempi, spesso lunghi e incerti, che comporta l’avvicinamento al mercato. I partner dell’iniziativa si sono dati cinque anni di tempo, entro i quali «metteremo insieme – ha sottolineato Vegas – chi finora aveva agito in ordine sparso: la Borsa, i fondi, le imprese».
Soprattutto quelle che, nonostante uno stato di salute superiore alla media, si trovano comunque a fare i conti con la stretta creditizia, e quindi a corto di capitali. A tutte loro verrà messa a disposizione una rosa di strumenti che va dalla formazione allo scouting, da tariffe agevolate per l’Ipo a una corsia preferenziale per l’emissione di bond e mini-bond, fino alla creazione – da parte di Borsa Italiana – di un’area di mercato dedicata alle Pmi neo-quotate.
Per questo il vicepresidente di Confindustria e presidente di Piccola industria, Vincenzo Boccia, considera il progetto «un’iniziativa concreta a sostegno dell’economia reale, un modo per interpretare la finanza a favore delle piccole e medie imprese». Proprio con Confindustria, d’altronde, da un anno Borsa Italiana ha lanciato il progetto Elite, un percorso di accompagnamento all’Ipo che attualmente vede coinvolte 63 imprese e presto si allargherà ad altre 30. «Le piccole dimensioni sono una condizione da superare – osserva ancora Boccia – soprattutto in una fase come questa in cui la contrazione del mercato interno obbliga a guardare all’estero. In quest’ottica la Borsa è una doppia way out: per l’impresa, che può capitalizzarsi, per il sistema che diventa sempre più liquido».
Il memorandum sottoscritto ieri non contiene impegni e indicazioni fin d’ora cogenti. Si tratta, per il momento di uno schema che nei prossimi mesi dovrà essere riempito di contenuti. L’unica indicazione precisa riguarda le imprese beneficiarie. Per “entrare in autostrada” una società dovrà esibire un fatturato compreso tra i 20 e i 300 milioni di euro. O una capitalizzazione, se già quotata, non superiore ai 500 milioni. L’asticella – la stessa oltre la quale scattano gli obblighi per la Tobin Tax – è stata posta a un livello piuttosto basso considerando che verrebbe agevolmente superata da circa i due terzi delle società quotate a Piazza Affari. La Consob promette di agevolare le neo quotate esonerandole per un certo periodo dal versamento dei contributi di vigilanza ed esorta la Borsa ad essere egualmente generosa nelle listing fee ma certamente se un elevato numero di società già quotate decidesse di trasferirsi nel nuovo listino dedicato qualche problema si porrebbe. Per il momento non sono stati neppure precisati i ridotti requisiti regolamentari di cui godrebbero le future Pmi quotate. La problematica va tra l’altro vista congiuntamente al nuovo schema di crowdfunding, per nuove iniziative imprenditoriali con raccolta di equity fino a 5 milioni. È data per imminente una bozza di un regolamento da parte della Consob che, a termini di legge, doveva già essere emanato entro il 19 marzo scorso.

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