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Pmi, slitta l’imposta fissa al 24%

Il differimento dell’Iri mette in fuorigioco la pianificazione fiscale. Questa la prima sintetica conclusone che si può trarre dalla lettura della versione definitiva del disegno di legge di bilancio per l’anno 2018. Con l’art. 1, comma 547, legge n. 232/2016 è stato introdotto un regime opzionale denominato con l’acronimo «Iri» (imposta sul reddito d’impresa) a favore degli imprenditori individuali e delle società personali in contabilità ordinaria. La regolamentazione è contenuta nell’art. 55-bis del Tuir, in cui si dispone che, a fronte dell’esercizio di un’opzione, si possano assoggettare a tassazione separata con aliquota pari a quella dei soggetti Ires, i redditi d’impresa escludendoli dal reddito complessivo del soggetto. Si noti che l’Iri non va ad incidere sulle modalità di determinazione della base imponibile (per cui continuano a valere le ordinarie norme del Tuir), quanto sulla possibilità di equiparare la tassazione del reddito d’impresa di alcuni soggetti che fisiologicamente sono tassati per trasparenza, al medesimo tax rate dei soggetti Ires. Proprio questo era uno degli aspetti di forte innovazione di questa disposizione, tesa a rendere irrilevante la variabile fiscale rispetto alla forma giuridica adottata per lo svolgimento dell’attività d’impresa. In tale contesto, è poi prevista la deduzione dal reddito imponibile «Iri» delle somme prelevate dai soci o dall’imprenditore nei limiti del c.d. «plafond Iri» (costituito dall’ammontare complessivo degli utili tassati con questa metodologia al netto delle perdite residue computabili; si veda la circolare delle Entrate n. 8/E del 7 aprile 2017).

Come accedere all’Iri. Trattandosi di regime opzionale, è necessario manifestare la volontà per poter usufruire di questa opportunità, la cui convenienza deve sempre essere vagliata caso per caso, sulla base della specifica situazione personale anche dei singoli soci o dell’imprenditore individuale (per es.: presenza di rilevanti detrazioni personali). Circa l’opzione, l’art. 55-bis, comma 4 del Tuir prevede che la stessa venga effettuata nella dichiarazione di riferimento al primo anno in cui si intende adottare questa tassazione separata. L’opzione ha validità per cinque periodi d’imposta ed è rinnovabile.

Il differimento della disciplina. Nel ddl relativo alla legge di Bilancio 2018, è stato introdotto un articolo dalla rubrica «differimento disciplina Iri», in cui si precisa che «le disposizioni di cui all’articolo 1, commi 547 e 548, della legge 11 dicembre 2016 n. 232, si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2018». In queste poche righe viene, nei fatti, posticipata l’entrata in vigore delle disposizioni dell’art. 55-bis Tuir, spostando tale termine di un anno. Prima di esaminare le conseguenze operative di questo slittamento, è opportuno precisare come la relazione tecnica al ddl, ne evidenzi gli effetti in termini di minor gettito, che andrebbero ora a cadere sul periodo d’imposta 2018: a fronte di un incremento Iri stimato di 1.911,6 milioni di euro, vi sarebbe un decremento per Irpef e addizionali di 3.121,5, generando un effetto netto di complessivo decremento di gettito che si posiziona intorno ai 1.212 milioni di euro.

Le conseguenze. Ancorché il differimento non vada a incidere su adempimenti dichiarativi già posti in essere dai singoli contribuenti (o comunque in scadenza il 31 di ottobre 2017), è di tutta evidenza come ciò possa generare alcuni problemi operativi. Non ci si riferisce tanto all’esercizio dell’opzione (che va fatta «a posteriori», come ricordato dal documento emanato dalla Fondazione nazionale commercialisti del 28 febbraio 2017), quanto piuttosto al fatto che alcuni contribuenti, in esito dei calcoli effettuati per verificare la convenienza ad aderire al regime Iri per l’anno 2017, abbiano, già in sede di primo acconto 2017 (a giugno-luglio 2017) optato per un conteggio previsionale che tenesse conto del minor reddito personale Irpef a fronte dell’adozione del regime Iri e della correlata «tassazione separata» con aliquota proporzionale pari al 24%. Alla luce degli incombenti cambiamenti normativi in tema di entrata in vigore delle disposizioni di cui all’art. 55-bis Tuir, tali contribuenti devono oggi rivedere le loro scelte di (lecita) pianificazione fiscale, valutando anche la possibilità di dover ricorrere al ravvedimento operoso per sanare eventuali versamenti Irpef carenti in acconto. Più in generale, coloro che avevano già sviluppato alcune valutazioni di convenienza sul periodo d’imposta 2017, dovranno ora rimettervi mano e ipotizzare un’entrata a regime dell’Iri per l’anno 2018.

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