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Pmi, si allarga il Fondo garanzia

Credito garantito e sostegno alle Pmi più innovative saranno i due capitoli centrali del nuovo provvedimento del governo per lo sviluppo. Il testo, ormai quasi pronto, conterrà la riforma del Fondo centrale di garanzia, norme specifiche per le fonti di finanziamento alternative al canale bancario, un mix di semplificazioni e aiuti per le piccole imprese a maggiore potenziale competitivo, una revisione della regolamentazione per l’attrazione di capitali esteri. Si fa strada l’ipotesi di riconoscere la garanzia dello Stato sulle emissioni Abs mezzanine, in modo che possano essere acquistate dalla Bce nell’ambito del programma Draghi. Il varo del provvedimento potrebbe arrivare nella seconda metà di gennaio.

Credito garantito e sostegno alle Pmi più innovative saranno i due capitoli centrali del nuovo provvedimento del governo per lo sviluppo. Il testo, ormai quasi pronto, conterrà la riforma del Fondo centrale di garanzia, norme specifiche per le fonti di finanziamento alternativo con particolare riguardo gli strumenti Bce, un mix di semplificazioni e aiuti per le piccole imprese a maggiore potenziale competitivo, una revisione della regolamentazione per l’attrazione di capitali esteri.
Il lavoro sul provvedimento, che dovrebbe assumere la forma del decreto legge, è in corso da diverse settimane, come anticipato dal Sole-24 Ore dell’11 dicembre. Saltata l’ipotesi iniziale di agganciare il testo alla legge di Stabilità e persa la finestra del Consiglio dei ministri della vigilia di Natale, il varo potrebbe arrivare nella seconda metà di gennaio, dopo aver valutato l’opportunità di far firmare il decreto al presidente del Senato Pietro Grasso che nel frattempo avrà assunto la “supplenza” del capo dello Stato dimissionario.
Quanto alle norme, mancano solo gli ultimi ritocchi alle bozze predisposte da una task force composta dagli esperti di Palazzo Chigi e dai capi della segreteria tecnica del ministero dell’Economia e del ministero dello Sviluppo economico, rispettivamente Fabrizio Pagani e Stefano Firpo. La stessa squadra che ha sviluppato il piano “Finanza per la crescita” con una sequenza di provvedimenti a partire dalla fine del 2013: i decreti Destinazione Italia, Competitività e Sblocca Italia. Il nuovo decreto – da battezzare Investment compact o Industrial compact – si muoverà in continuità con questa impostazione, spiegano i componenti della task force.
Fondo di garanzia
Negli ultimi anni il Fondo centrale di garanzia per le Pmi è stato già oggetto di diversi interventi, potenziamenti o piccole modifiche regolamentari. Ora invece si studia una riforma complessiva, con l’obiettivo principale di renderlo più funzionale alle fonti di finanziamento alternative al canale bancario. Il Fondo dovrà essere aperto a nuovi intermediari, e non più solo alle banche e ai Confidi, e con un raggio d’azione più ampio per allinearsi anche agli strumenti e alle azioni della Bce. L’intenzione è aggiornare il funzionamento del Fondo alla luce delle modifiche già apportate dal decreto competitività dello scorso giugno, che ha spalancato anche ad assicurazioni, società di cartolarizzazione e fondi di credito (sia italiani sia Ue) la via dei finanziamenti diretti alle imprese (il cosiddetto “direct lending”). In sostanza il Fondo, entro determinati limiti, dovrebbe poter garantire anche le operazioni di questo nuovo profilo di intermediari.
Al tempo stesso si sta studiando il modo per consentire al Fondo di coprire anche portafogli di finanziamenti già esistenti oltre a quelli da costruire e di riconoscere una garanzia pubblica sulle emissioni Abs mezzanine, in modo che possano essere acquistate dalla Bce nell’ambito del programma Draghi. Ma non basta. Perché nelle idee dei tecnici dell’esecutivo c’è anche un ripensamento delle percentuali massime di garanzia, scendendo al di sotto dell’attuale 80% per potere contemporaneamente estendere la platea delle imprese ammesse.
Pmi e innovazione
Se il Fondo di garanzia dovrà aiutare soprattutto le imprese in affanno per la crisi, l’intenzione è assecondare con altri strumenti la crescita delle aziende più competitive. Mef e Mise puntano a collegarsi idealmente al documento sulla “Finanza per la crescita” che era stato presentato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in occasione dell’Ecofin informale che si è svolto a Milano lo scorso settembre. «I mercati dei capitali negli anni scorsi hanno lavorato bene per le grandi imprese mentre non sono stati attrattivi per le Pmi e le mid-cap. Ora bisognerà agire per invertire questo trend», si leggeva in quel documento. Il decreto in arrivo, in quest’ottica, estenderà alcune agevolazioni già esistenti per le startup anche alle Pmi già operative da più anni purché orientate all’innovazione. A questo scopo occorrerà classificare le “Pmi innovative”, utilizzando probabilmente criteri come il volume di spesa in R&S ma anche l’attività brevettuale e la presenza di personale altamente qualificato.
Aggregazioni tra imprese e capitali esteri
Buona parte delle misure del decreto sarà a costo zero. Ed è legato al nodo delle coperture il pacchetto di aiuti fiscali per le aggregazioni tra imprese, che potrebbero concretizzarsi in un regime accelerato per la deduzione delle quote di ammortamento (da 18 a 10 anni). Allo Sviluppo economico studiano anche un “Development bond”, una sorta di project bond orientato non alle infrastrutture ma alla crescita del sistema industriale e in particolare dei progetti di filiera. Pronta ad entrare nel Dl, poi, una rivisitazione delle regole per l’attrazione degli investimenti esteri. Una norma, assimilabile a quella prevista dallo Statuto del contribuente, dovrebbe impedire l’applicazione di regole restrittive o veti a carattere retroattivo per dare certezze agli investitori stranieri. Un pacchetto specifico, infine, riguarderà l’incentivazione degli investimenti dei privati nel settore della cultura e del Terzo settore.

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