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Pmi, ripartire con tre leggi

Meno livelli di governo (per ridurre la «disomogeneità territoriale degli adempimenti») riformando il titolo V della Costituzione, via libera a tre leggi annuali per dare sprint alla competitività delle piccole e medie imprese. E, ancora, sì a un’Agenzia unica per le ispezioni senza «duplicazioni» nei controlli, come avviene adesso, mentre occorre rivitalizzare i Suap, Sportelli unici per le attività produttive, nati nel 1998, affinché diventino interconnessi, e forniscano alle aziende e ai cittadini una modulistica standard che permetta l’accesso al mercato agli operatori italiani e stranieri.

Per combattere il «mal di burocrazia», che grava sulle pmi per 1 euro ogni 10 minuti (11.000 all’anno), la Confederazione italiana dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) mette in campo un decalogo di idee per semplificare la vita ai lavoratori autonomi. E lo illustra, a Roma, alla presenza del ministro per la Pubblica amministrazione, Marianna Madia, immaginando «una sorta di rivoluzione copernicana» che, chiarisce il segretario generale Sergio Silvestrini, favorisca la nascita di «un sistema di regolazione meno complesso e ripetitivo», dove la p.a. sia «efficiente e altamente informatizzata». Dal canto suo, la rappresentante del governo, spiegando che «l’azione riformatrice per noi non equivale a legiferare tanto», bensì «poco, e in maniera comprensibile», annuncia che «entro Natale approveremo la norma relativa all’Agenda semplificazione», contenuta nella legge 114/2014 (il cosiddetto decreto p.a.). E, sollecitata a rispondere su un altro capitolo del provvedimento, che stabilisce il taglio degli importi dovuti dalle imprese per l’iscrizione nel registro dei soggetti economici tenuto dalle camere di commercio (-35% nel 2015, -40% nel 2016, -50% nel 2017, ndr), Madia difende la misura, inserita, dice, «in un processo generale di riorganizzazione di tutto ciò che è pubblico sul territorio»; non si fa attendere l’obiezione di Daniele Vaccarino, presidente della Cna, secondo cui c’è il rischio che la mole di iniziative di promozione delle realtà produttive portata avanti dal sistema camerale, «con sportelli dedicati, competenza e conoscenza del settore», non venga svolta più da nessuno. Oltre a quelle già menzionate, le proposte di semplificazione avanzate dalla Confederazione riguardano un restyling dello «stock legislativo», emanando «testi unici e codici» improntati alla massima chiarezza, l’implementazione dell’Agenzia per le imprese (autorizzate a svolgere alcune funzioni fra cui quelle istruttorie e di controllo), come disposto dalla legge 114/2014. E, infine, realizzare i contenuti dell’Agenda digitale («oggi operano 82 sistemi informatici grandi e 27 intermedi» che «spesso non comunicano fra di loro»), allargare il Processo civile telematico (Pct) a tutto il contenzioso (potenziando gli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie) e compensare oneri amministrativi «impropriamente scaricati» sulle aziende.

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