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Pmi, più risorse sui minibond

Più spazio agli investitori istituzionali che puntano sui mini bond, a partire da operazioni del primo trimestre. E Fondo di garanzia attivo anche per le Sgr (società di gestione del risparmio) operative in questo campo. Entra nel vivo la riforma della finanza d’impresa varata in due fasi, prima con il decreto crescita del governo Monti poi con il più recente “Destinazione Italia”. Il pacchetto di norme mira a incrementare l’accesso diretto al mercato dei capitali anche per le medie e piccole imprese non quotate riducendo la dipendenza dal canale bancario, il cui flusso dal picco di novembre 2011 si è ridotto di circa 101 miliardi.
Stefano Firpo, capo segreteria tecnica del ministero dello Sviluppo economico e coordinatore fin dagli inizi della riforma, spiega il primo effetto di Destinazione Italia: le assicurazioni entrano nel mercato dei minibond. L’Ivass ha infatti già anticipato la modifica degli articoli del Regolamento 36/2011 che avrà effetto per gli investimenti a copertura già nel primo trimestre. In sostanza, nella lista degli attivi a copertura delle riserve tecniche entrano due nuove classi di investimenti. Le assicurazioni potranno investire fino al 3% delle riserve tecniche sia in obbligazioni emesse da società non quotate sia in operazioni di cartolarizzazione anche prive di rating. Inoltre, per gli investimenti alternativi, il limite dell’1% previsto come soglia di concentrazione in un unico fondo sarà elevato al 3% nel caso di fondi che investono prevalentemente in questi attivi.
Le novità, osserva Firpo, sono funzionali all’obiettivo di «spostare verso le obbligazioni emesse da medio/grandi imprese non quotate e da Pmi parte delle risorse a lungo termine oggi investite in canali distanti dall’economia reale». Vale per le assicurazioni, ma dovrà toccare anche ai fondi pensioni e le casse di previdenza. «Su un totale di disponibilità finanziarie dei fondi pensione pari a 76,4 miliardi – aggiunge Firpo citando i dati 2012 – appena 2,3 miliardi sono investiti sul corporate Italia e prevalentemente su una platea ristretta di grandi nomi».
Per restare all’attuazione del “Destinazione Italia”, va segnalato anche l’avvio dei lavori per ampliare il Fondo centrale di garanzia, che potrà garantire anche le Sgr per gli investimenti dei fondi da esse gestite sia su singole emissioni da parte di Pmi sia su portafogli di operazioni. Molti altri tasselli della riforma per le emissioni delle non quotate – della quale si parlerà oggi in un convegno organizzato a Roma da Confindustria – sono già operativi in virtù del decreto crescita del 2012, ad esempio sulla deducibilità degli interessi passivi e dei costi di emissione o sull’esenzione della ritenuta alla fonte sui proventi. Alcuni correttivi sono invece incappati nei rilievi della commissione Bilancio durante l’iter di conversione del Dl Destinazione Italia.
Secondo molti osservatori, finora i risultati non sarebbero stati comunque all’altezza delle aspettative. Una quarantina le emissioni per circa 7 miliardi. Una ventina i fondi di investimento specializzati. «Ci aspettavamo che la riforma fosse sospinta da un ciclo economico in ripresa, ma comunque mi sembrano numeri tutt’altro che deludenti – replica Firpo –. Si apre soprattutto una sfida culturale, ora gli investitori istituzionali ancorati a vecchie logiche di investimento hanno la possibilità di convogliare risorse significative a favore dell’economia reale». Un’analisi Cerved Group stima che siano 19mila le imprese italiane, con fatturato 10-250 milioni (33mila se si considera la fascia 5-250 milioni), che in base alla solvibilità economico-finanziaria sono in grado di emettere minibond.

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