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Pmi, più chance all’estero

Tra gli strumenti agevolativi a sostegno dei processi di internazionalizzazione delle Pmi italiane, una posizione di rilievo la occupa il Fondo start up per l’internazionalizzazione introdotto dalla legge 99/2009.
Si tratta di un fondo venture capital di natura rotativa, istituito presso la Tesoreria dello Stato, con una dotazione iniziale di 4 milioni, derivante dall’assegnazione degli utili spettanti al ministero dello Sviluppo economico in qualità di socio della Simest Spa (la società finanziaria a partecipazione pubblica creata per sostenere lo sviluppo delle imprese italiane all’estero). Allo stesso, inoltre, affluiscono, di volta in volta, i proventi conseguenti agli interventi partecipativi attuati nelle imprese beneficiarie.
Le condizioni di accesso allo strumento e le relative modalità operative sono state definite dal decreto Mise n. 102 del 4 marzo 2011, mentre l’attuazione in concreto della misura è stata sancita con l’emanazione della delibera n. 1 del 24 ottobre 2012 del Comitato di indirizzo e controllo del ministero, che ha adottato le disposizioni operative, dando il via libera alla presentazione delle domande.
I soggetti beneficiari sono rappresentati dalle imprese di piccola e media dimensione di nuova costituzione o già costituite da meno di 18 mesi alla data di presentazione dell’istanza. Le stesse devono avere sede sociale in Italia o in altro Paese Ue ed essere appositamente create, nella forma di società di capitali, da raggruppamenti di piccole e medie imprese o da singole Pmi operanti in Italia per la realizzazione di progetti in Paesi extra Ue. Il Fondo interviene attraverso l’acquisizione, da parte del soggetto gestore (Simest spa), in nome proprio e per conto del ministero dello Sviluppo economico, di una quota di minoranza e temporanea del capitale sociale della società destinataria.
La partecipazione nella nuova società non può superare il 49% del capitale sociale della stessa, per un importo complessivo non maggiore di 200mila euro. Una limitazione è prevista per i destinatari la cui compagine societaria comprende società finanziarie o altri soggetti che svolgono attività di intermediazione finanziaria o investitori istituzionali. In questo caso, la quota di partecipazione del Fondo non potrà superare quella dei soci proponenti che non svolgono attività finanziaria. Il Comitato può, tuttavia, modulare l’importo della partecipazione in base alle particolari caratteristiche del progetto di internazionalizzazione presentato. La durata dell’intervento è fissata, in via ordinaria, dai 2 ai 4 anni, fino a un massimo di 6 anni. Alla scadenza, il way out si realizza attraverso il riacquisto della quota del Fondo da parte del gruppo imprenditoriale promotore dell’iniziativa (o di terzi se i promotori non vi provvedano). Il prezzo di acquisto verrà determinato in accordo con il partner con riferimento al maggior valore tra: – costo storico per l’acquisizione della partecipazione; patrimonio netto rettificato secondo i principi Ias; eventuale quotazione in borsa.
Sono agevolabili i soli progetti di internazionalizzazione da attuare al di fuori della Ue. I programmi di spesa possono riguardare anche la realizzazione di strutture stabili per programmi promozionali e commerciali e di commesse internazionali, nonché opportune innovazioni di processo e di prodotto. Requisito indispensabile è la previsione di una redditività ragionevole del progetto proposto (con riferimento a un arco temporale medio lungo) e la capacità dello stesso di gestire i processi anche in seguito all’uscita della società pubblica dalla compagine. Le domande vanno presentate alla Simest Spa. I tempi di attesa sono piuttosto brevi. La modulistica, con l’elenco della documentazione da presentare, è disponibile sul sito della Simest (www.simest.it).

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