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Pmi, perizie vincolanti

Il fisco deve dare maggiore peso alle perizie valutative nel verificare il prezzo delle operazioni straordinarie. Il «metodo sommario» seguito dall’amministrazione finanziaria per determinare il valore delle aziende cedute, specie con riguardo all’avviamento, fa sì che spesso i contribuenti si trovano a difendersi da pretese impositive ingiustificate.

Per questo è necessario un approccio trasparente e obiettivo che dia certezza agli imprenditori e che li metta al riparo da contestazioni di antieconomicità e di abuso del diritto. È quanto emerso ieri a Milano in un convegno organizzato dall’Associazione italiana analisti finanziari (Aiaf), presieduta da Paolo Balice. L’incontro era dedicato alle problematiche fiscali legate alle relazioni sulle valutazioni aziendali e ai progetti di investimento. «La scelta del metodo di stima dipende anche dal contesto in cui si muovono gli operatori», osserva Alberto Borgia, consigliere Aiaf, «in una fase di crisi un approccio più prudenziale può essere quello basato sui dati contabili riferiti al patrimonio e all’andamento passato dell’impresa, piuttosto che sui flussi di cassa attesi». In via generale, più il prezzo pagato si discosta dal valore di perizia, maggiori sono la possibilità di una rettifica dell’amministrazione finanziaria. «Ma questo non sempre è vero», prosegue Borgia, «vi sono casi dove i prezzi possono legittimamente non coincidere con i valori, per esempio in tema di società tecnologiche ad alto potenziale di crescita o nei nuovi mercati. Ciò che resta fondamentale è avere sempre a disposizione documenti a data certa e valide ragioni che giustificano la scelta di un metodo valutativo invece di un altro». Secondo Gianfranco Gaffuri, professore di diritto tributario e presidente dell’Anti Lombardia, «amministrazione e contribuenti dovrebbero percorrere una strada comune volta a far apprezzare maggiormente le perizie che esprimono il valore nel passaggio di aziende. Avviamento, immobili, marchi e crediti sono tutte tematiche sulle quali va trovato un punto d’incontro seguendo le best practice aziendalistiche e la dottrina».

Nel corso dei lavori è stato presentato un quaderno Aiaf che, oltre a esporre le principali metodologie utilizzate nelle valutazioni d’azienda, mette in luce i principali errori le incongruenze dei singoli meccanismi. Senza dimenticare la giurisprudenza, che talvolta estende il giudicato ai fini di un’imposta (tipicamente quella di registro) anche al mondo del reddito d’impresa. Secondo Antonio Bucciarelli, Roberto Diaferia e Giampiero Guarnerio, dottori commercialisti e soci Anti, «a livello di Cassazione esiste un orientamento per certi versi inatteso e forse sconcertante: il valore di transazioni intervenute tra parti non correlate che abbiano visto una rideterminazione del valore normale ai fini del registro sulla base di mere stime viene rettificato anche ai fini delle imposte sui redditi, sebbene ciò non sia previsto dalla legge». È il caso, per esempio, dell’ordinanza della Suprema corte n. 22793 del 9 novembre 2010. L’auspicio dei professionisti è che la normativa sul valore normale nel transfer pricing, improntata sui principi Ocse, possa trovare applicazione analogica anche nella valutazione dell’avviamento in sede di cessioni d’azienda.

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