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Pmi, lo sconto sull’energia non arriva

Niente di fatto. Gli sconti in bolletta energetica, tanto attesi dalle imprese italiane alla luce della liberalizzazione delle tariffe, non sono arrivati. Lo dimostra uno studio della Camera di commercio di Milano, a cura di Ref Ricerche, che mette a confronto, dal 2010, i costi energetici delle imprese che hanno scelto la tariffa fissa o indicizzata, con quelli di chi, invece, è rimasto sul mercato libero (si veda grafica a fianco). Negli ultimi due anni, dunque, chi non ha lasciato il contratto a maggior tutela ha quasi sempre pagato di meno di chi ha valutato le offerte del libero mercato. Dalla rilevazione emerge inoltre che si sono ridotti i differenziali tra i prezzi per fascia (diversi in base all’orario), a favore della tariffa monoraria.
Un risultato che fa il paio con quello presentato lo scorso giugno dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas che, nel suo rapporto, evidenziava come sui clienti domestici «prezzi unitari applicati dai venditori al mercato libero siano, in diversi casi, più alti di quelli del mercato tutelato».
Insomma per famiglie e aziende del Paese il caro energia resta un problema ancora da superare. «Le imprese italiane – ha spiegato venerdì scorso il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, durante la presentazione del rapporto annuale di Federprogetti – non possono più sopportare lo svantaggio di pagare l’energia il 30% in più dei principali paesi europei».
Una posizione condivisa dal Coordinamento Consorzi di Confindustria, che attraverso la voce del suo presidente, Marco Bruseschi, «esprime grande preoccupazione per il forte aumento del prezzo dell’energia elettrica, la cui causa sta principalmente nell’esplosione dei costi per gli incentivi al fotovoltaico. A fronte del forte impegno per il supporto allo sviluppo delle fonti rinnovabili – aggiunge Bruseschi – caratterizzate da pressoché nulli costi di produzione, non riscontriamo il conseguente atteso ribasso del costo dell’energia. Tale incoerenza è sintomo della inadeguatezza del sistema di mercato al nuovo scenario su cui chiediamo tempestivi interventi». Una voce forte, che arriva dagli oltre cento Consorzi promossi da Confindustria, che rappresentano il tessuto industriale italiano delle piccole e medie imprese manifatturiere, dislocate sull’intero territorio nazionale.
Intanto questa settimana – come dichiarato da Claudio De Vincenti, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’energia, nel suo intervento al convegno della Cgil sulle reti energetiche – dovrebbe arrivare la bozza della strategia energetica nazionale. «Il testo – ha spiegato – sarà presto sottoposto a consultazione pubblica. Sul documento si aprirà un ampio ragionamento comune per condividere, se non le ricette, le conoscenze di fondo e, se possibile, le impostazioni».
Proprio nei giorni scorsi è caduto un elemento di ulteriore aggravio per i costi delle imprese: la commissione Finanze della Camera ha infatti approvato un emendamento alla delega fiscale che sopprime l’articolo 14 del provvedimento, che prevedeva l’introduzione di una tassa sull’energia per sostenere la green economy.
Il tema dei costi dell’energia, così come i problemi del global tax rate, dello spread e del costo del lavoro per unità di prodotto, saranno al centro del XIII Forum di Piccola Industria Confindustria che si terrà venerdì e sabato a Prato.
Le proposte degli industriali alla politica sono chiare. «Investendo in efficienza energetica – ha spiegato infatti Giorgio Squinzi – potrebbe risalire il Pil. Stabilizzando gli incentivi attuali fino al 2020 abbiamo stimato che solo grazie a questo settore potremmo incrementarlo di oltre lo 0,4% all’anno».
Per il presidente di Confindustria, dunque, l’efficienza energetica può essere la via italiana alla green economy. «Ma deve essere una strada scorrevole, senza colli di bottiglia, senza deviazioni. Le norme devono essere chiare e stabili, con una prospettiva di lungo periodo, perché il Paese ha bisogno di obiettivi chiari e stabili. Le imprese e tutti i soggetti, anche finanziari, che decidono di puntare sull’efficienza energetica nel nostro Paese, devono infatti poter operare in un contesto chiaro e trasparente». Un messaggio forte al Governo, al ministro Passera e al ministro Clini, «perché – conclude Squinzi – dobbiamo definire una nuova politica energetica per l’Italia e riprogettare l’intero sistema secondo criteri razionali dal punto di vista economico».

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