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Pmi, linea di credito per l’export

Ottanta milioni di euro per sostenere gli interventi finalizzati all’inserimento delle imprese italiane nei mercati extra Ue e per la solidità patrimoniale delle Pmi esportatrici. Questi gli obiettivi del decreto del ministero dello Sviluppo economico del 7 ottobre scorso, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 280 dell 1° dicembre.
Si tratta di un sostegno nell’attuale congiuntura economica alla competitività del sistema imprenditoriale nazionale sui mercati esteri, con particolare riferimento alle imprese di piccole e medie dimensioni.
Le risorse saranno attinte dal Fondo per la crescita sostenibile. Tra le finalità del Fondo è possibile rinvenire espressamente quelle destinate all’internazionalizzazione. Ad esempio, vi trovano spazio i programmi di inserimento nei mercati extra Ue attraverso il lancio e la diffusione di nuovi prodotti e servizi ovvero l’acquisizione di nuovi mercati per prodotti e servizi già esistenti, attraverso l’apertura di strutture volte ad assicurare in prospettiva la presenza stabile nei mercati di riferimento, così come l’internazionalizzazione delle Pmi.
I contributi, riconosciuti nella forma del finanziamento agevolato, saranno gestiti ed erogati dalla Società italiana per le imprese all’estero (Simest spa).
L’intensità dell’agevolazione non potrà superare la soglia dell’85% delle spese ammissibili. Per gli interventi a favore della solidità patrimoniale delle Pmi esportatrici il finanziamento sarà concesso nel limite del 25% del patrimonio netto dell’impresa richiedente e fino all’importo massimo di 300mila euro. Tuttavia, la percentuale di ogni singolo finanziamento da imputare alle risorse stanziate verrà stabilita con delibera del Comitato agevolazioni previsto dal decreto Mise del 21 dicembre 2012.
I contributi sono riconosciuti a titolo «de minimis» e, quindi, cumulati con altri contributi analoghi percepiti dai beneficiari, non dovranno superare i 200mila euro nel triennio.
Più nel dettaglio, gli interventi ammessi a contributo sono quelli realizzati in un solo paese di destinazione extra Ue attraverso l’apertura di una struttura, non configurabile come rete di distribuzione all’estero, che agevoli il lancio e la diffusione di beni e servizi prodotti in Italia, oppure distribuiti con marchio di imprese italiane. La struttura può essere costituita da un solo ufficio, un solo negozio o corner e potrà essere gestita direttamente dal richiedente o tramite un soggetto terzo locale partecipato o meno dallo stesso richiedente. Gli investimenti non devono avere ad oggetto una rete di distribuzione e a tal fine l’impresa proponente si impegna, all’atto della presentazione della domanda di finanziamento, a non aprire nel Paese di destinazione interessato ulteriori strutture nei 3 anni seguenti alla concessione del finanziamento. In ogni caso, i programmi di investimento non possono riguardare spese correnti connesse con l’attività di esportazione.
Qualora i programmi riguardassero congiuntamente più imprese, la loro realizzazione dovrà avvenire per il tramite di un contratto di rete o altre forme contrattuali di collaborazione. Sarà il soggetto capofila a presentare l’istanza nel caso di specie.

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