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Pmi, l’export fa ben sperare

L’orizzonte non è tornato sereno, ma il peggio sembra ormai alle spalle per le piccole e medie imprese italiane. È la tendenza rilevabile dal Rapporto Cerved Pmi 2014 (realizzato su un campione di 144 mila aziende, che sviluppano complessivamente un giro di affari di 851 miliardi di euro e un valore aggiunto di 183 miliardi, pari al 12% del pil).

Al traino di export e investimenti. Il quadro macro tracciato dallo studio non si discosta particolarmente dalle analisi elaborate nelle ultime settimane da altri organismi nazionali e internazionali: l’anno in corso dovrebbe chiudersi ancora in recessione (il pil è visto in calo dello 0,2%), mentre una modesta ripresa è attesa nel 2015 (+0,7%) e nel 2016 (+1,3%). L’Unione europea si colloca poco più sotto, prevedendo un calo dello 0,4% nel 2014, seguito da un progresso dello 0,6% il prossimo anno e dell’1,1% nel 2016. Entrambi gli studi confidano nel traino dell’export e degli investimenti, in grado di sopperire a una situazione dei consumi destinata a restare difficile ancora a lungo. Tornando alla sola indagine del Cerved, l’inflazione media annua è prevista moderatamente positiva nel 2014 (a ottobre, segnala l’Istat, il dato acquisito è pari a +0,1%) e in progressiva normalizzazione nel 2015 e nel 2016. La dinamica dei prezzi dovrebbe, comunque, essere fortemente influenzata dalle future mosse della Bce e dalla possibilità che si proceda a interventi di natura non convenzionale come il Quantitative Easing. Una prospettiva che, stando agli ultimi discorsi di Mario Draghi, sta sempre più prendendo piede.

Costo del credito destinato a calare. Se queste previsioni verranno confermate, c’è da attendersi una spinta positiva sul fronte del costo del credito, che il Cerved vede comunque in discesa: dall’attuale 4,6% per le scadenze a breve si dovrebbe passare al 4,3% medio nel 2015 e al 4,1% l’anno successivo. Uno scenario destinato a sostenere la ripresa delle principali voci di bilancio, che rimarranno comunque molto distanti dai livelli pre-crisi. Le Pmi dovrebbero aumentare i ricavi a tassi intorno al 2% nel biennio 2015-2016 e, grazie ad azioni di contenimento dei costi esterni, il valore aggiunto è previsto in progresso di circa il 4%. Anche i margini lordi, pur in aumento nel prossimo triennio, si attesteranno tra due anni a livelli inferiori di circa un quarto rispetto a quelli del 2007. Mentre gli indicatori di redditività, stabili nel 2014, ritorneranno a crescere a partire dal 2015, ammesso che si concretizzi il miglioramento congiunturale a livello nazionale e internazionale. Questa evoluzione permetterà un graduale e lento miglioramento anche degli indicatori di sostenibilità finanziaria del complesso delle Pmi, favoriti dalla riduzione dei tassi di interesse.

Meno debiti, fatturato in leggera crescita. Di pari passo, è destinato a calare ancora il deleveraging delle piccole e medie imprese italiane, che si trovano a confrontarsi con due fuochi: da una parte la stretta nelle concessioni di credito da parte delle banche, dall’altra la necessità di limitare l’esposizione debitoria a fronte dei ridotti ritorni previsti alla luce della congiuntura difficile. Così il Cerved si aspetta che nel 2016 il rapporto tra debiti finanziari e capitale netto scenderà all’88,3% contro l’88,9% attuale. Non si tratterà, dunque, di una brusca sterzata, quanto piuttosto di un aggiustamento, favorito da un rafforzamento patrimoniale. Il fatturato nominale è visto in leggera crescita, anche se difficilmente il ritmo stimato dagli autori del report riuscirà a tenere il passo dell’inflazione: quest’anno il progresso è atteso nell’ordine dello 0,5%, per accelerare all’1% nel 2015 e all’1,4% nel 2016. Mentre il margine operativo lordo è visto in progresso rispettivamente del 3,1%, del 3,5% e del 4,1%.

Meglio l’industria delle costruzioni. Il lento progresso delle Pmi italiane sarà trasversale a tutti i settori, pur con qualche differenza. Il fatturato nominale dell’industria è stimato in progresso dell’1,4% nel 2014, per poi salire nei prossimi due anni rispettivamente dell’1,8% e del 2,4%: in tutti i casi, il traino arriverà soprattutto da quelle aziende che hanno saputo internazionalizzarsi e oggi puntano sui nuovi spazi che si stanno creando nei mercati emergenti. L’agricoltura è attesa a un progresso costante (al ritmo dell’1,8% annuo), mentre i servizi passeranno dal +0,6% attuale al +1,7% tra due anni. Le costruzioni, che arrivano da un lungo periodo di sofferenza, ma hanno salutato con soddisfazione i provvedimenti inseriti nel decreto Sblocca Italia, dovrebbero registrare un andamento negativo sia quest’anno (-2,1%), che il prossimo (-1,2%), per poi cambiare segno nel 2016 (+0,6%). Dunque, i segnali di ripresa che arrivano da questo settore, grazie alla maggiore propensione del sistema bancario alla concessione di mutui ipotecari e alla conferma dei bonus per le ristrutturazioni, ci metteranno del tempo per produrre effetti tangibili. Infine il comparto energia e utility, anch’esso oggetto di recenti provvedimenti normativi tesi a favorire le aggregazioni, e per questa strada recuperare profittabilità, è visto in progresso dell’1,8% nel 2016, contro una situazione sostanzialmente stazionaria nell’anno che sta per concludersi (+0,2%).

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