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Pmi le più colpite, ma aiuti efficaci

Il Covid-19 danneggia maggiormente le piccole imprese, anche se le misure di sostegno del governo hanno contribuito a ridurre il loro fabbisogno di liquidità, nel corso del 2020, da 103,2 a 38,5 miliardi di euro. È quanto emerge da una nota del Dipartimento delle finanze che analizza gli effetti della crisi Covid-19 sul fabbisogno di liquidità delle imprese italiane nel 2020, prima e dopo gli interventi di sostegno pubblico. L’analisi ha considerato le imprese italiane non finanziarie con fatturato annuo massimo di 50 milioni di euro e un numero di dipendenti inferiore alle 250 unità, che risultano tra le imprese più colpite dalle restrizioni alle attività economiche introdotte per contrastare la pandemia. È emerso che le misure contenute nei decreti «Cura Italia», «Liquidità», «Rilancio», «Ristori», «Ristori Bis», «Ristori Ter» e «Ristori Quater» hanno contribuito ad attenuare gli effetti della crisi riducendo il fabbisogno di liquidità delle imprese considerate del 62,7% del deficit potenziale (da 103,2 a 38,5 miliardi di euro), deficit che si riduce a 8,8 miliardi se si includono nell’analisi gli schemi di garanzia pubblica sui finanziamenti previsti dal decreto “«Liquidità». Le misure, inoltre, hanno portato quasi a dimezzare le imprese in crisi di liquidità alla fine del 2020 (dal 42,4% al 22,1%). La moratoria sui debiti, che ha assicurato alle imprese risorse per circa 63 miliardi (il 72,5% del totale), è risultata essere la misura principale di sostegno. L’analisi ha riscontrato che le misure agevolative sono state particolarmente rilevanti per le imprese di minori dimensioni, che hanno sperimentato crisi di liquidità più gravi, ma anche le imprese operanti nei settori del commercio, della manifattura e nella filiera del turismo e della cultura hanno ricevuto fondi rilevanti. Infatti, per le imprese con fatturato fino a 2 milioni di euro, circa il 73% del deficit potenziale stimato è stato compensato dalle misure introdotte, percentuale superiore al ristoro medio per tutte le imprese del 62,7%. Nella nota si evidenzia come le misure che sono risultate più efficaci, in quanto ne hanno maggiormente beneficiato le imprese che hanno effettivamente registrato un deficit di liquidità, sono la moratoria sui debiti, i contributi a sostegno delle strutture di costo e i trasferimenti a fondo perduto. In particolare, con riferimento alle società di capitali, circa il 70% delle risorse impiegate per il ristoro di alcuni costi fissi ha raggiunto imprese che si trovavano in carenza di liquidità alla fine del 2020 o che lo sarebbero diventate in assenza di interventi (65% nel caso delle società di persone). Per quanto riguarda i contributi a fondo perduto, circa 1,9 miliardi dei 3,4 stanziati sono andati a beneficio delle imprese in condizione di deficit, nel caso delle società di capitali, e 0,4 miliardi su 0,8 per le società di persone. Le misure di sospensione o esenzione delle imposte, meno selettive, sono caratterizzate invece da un minor livello di efficacia, poiché ne hanno beneficiato anche imprese che non hanno registrato carenze di liquidità: nell’ambito delle società di capitali solo il 30% delle risorse ha raggiunto imprese potenzialmente in deficit di liquidità (1,1 miliardi su 3,7 totali con riferimento alla sospensione dell’Iva; 1 miliardo su 3,2 totali con riferimento alla sospensione/esenzione di Ires e Irap), e un simile impatto si osserva anche con riguardo alle società di persone.

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