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Pmi, la crisi non è uguale per tutti

La crisi si abbatte a macchia di leopardo sulle piccole e medie imprese (pmi) del Vecchio continente. La conferma è arrivata da Bruxelles che ha presentato i risultati del monitoraggio sulle pmi all’interno dei 27 paesi membri. «A livello comunitario nel suo complesso, gli sforzi delle aziende di dimensioni medio-piccole hanno portato finora solo a una crescita senza nuovi posti di lavoro con grandi divergenze da paese a paese», si legge nella relazione 2012 sui risultati delle attività delle pmi. Secondo Bruxelles, nonostante il clima difficile, le piccole e medie imprese continuano a essere la spina dorsale dell’economia europea, rappresentando più del 98% di tutte le imprese (20,7 milioni circa) con oltre 87 milioni di dipendenti (pari al 67% del totale degli occupati su scala Ue). E la parte preponderante (pari al 92,2% delle pmi) è rappresentata da microimprese con meno di 10 dipendenti. «Le piccole e medie imprese sono in grado di ripristinare la crescita in Europa», ha spiegato Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea e commissario per le imprese e l’industria. «E sono in cima ai nostri sforzi, come dimostra la proposta di reindustrializzare l’Europa. A novembre, seguirà il più ambizioso piano d’azione per promuovere lo spirito imprenditoriale che l’Europa abbia mai visto. Offriremo sostegno e consulenza a livelli mai visti finora e cercheremo di far sì che le pmi riescano ancora una volta a farci uscire dalla crisi che ci attanaglia». L’analisi condotta da Bruxelles ha messo in luce, tuttavia, una situazione a luci e ombre all’interno dell’Unione. In Austria e Germania, per esempio, le pmi hanno messo a segno risultati particolarmente confortanti nel corso degli ultimi 12 mesi arrivando a superare i livelli precedenti alla crisi, sia in termini di valore della produzione che di occupazione. Ma, le cose non sono andate allo stesso modo nella maggioranza dei paesi europei. È il caso della Grecia, per esempio, dove la crisi ha generato una moria di aziende medio-piccole stimate da Bruxelles nell’ordine delle 90 mila unità. Le cose sono andate particolarmente male anche in Portogallo, soprattutto per le microimprese che rappresentano il 94% di tutte le attività d’impresa nel paese. Mentre Spagna, Irlanda e Italia continuano a lottare per resistere ai contraccolpi della crisi. «In prospettiva, è confortante constatare che un numero crescente di stati membri sembra riuscire a invertire la tendenza», si legge nel rapporto europeo. «Ancora una volta, sono le loro pmi che cominciano a incrementare l’occupazione e ad accrescere l’attività, indice di trasformazioni più durevoli in futuro». In particolare, secondo Bruxelles, le imprese appartenenti ai settori hi-tech e dei servizi ad alta intensità di conoscenze sembrano dare risultati più incoraggianti delle altre in termini di produttività e di occupazione. «Nella Ue esistono 46 mila pmi nel settore della produzione ad alta tecnologia e oltre 4,3 milioni nei knowledge-intensive services. Si tratta di imprese del settore farmaceutico, elettronico o dei servizi giuridici e di contabilità, di R&S scientifici e le industrie creative. Insieme, rappresentano oltre un quinto (21,1%) di tutte le piccole e medie imprese europee». In base alle rilevazioni degli esperti della commissione, la creazione di un numero maggiore di questo genere di imprese dovrebbe costituire parte integrante della strategia per la crescita. «Il numero degli interventi a livello nazionale a favore delle pmi è cresciuto costantemente e fortemente negli ultimi anni, con 38% di interventi in più nel 2011 rispetto al 2010. L’attenzione è stata attirata soprattutto dalla promozione dello spirito imprenditoriale, aggiornamento delle competenze e rafforzamento dell’innovazione e miglioramento dell’accesso al credito». Nonostante questo, tuttavia, l’attuazione delle misure di supporto alle imprese di dimensioni medio-piccole registra tuttora squilibri. Alcune sono ignorate da numerosi paesi (come dare una seconda possibilità a imprese fallite o tener conto delle caratteristiche delle pmi all’atto dell’emanazione di una normativa). «Nel corso dell’anno prenderà l’avvio il piano d’azione sull’imprenditorialità, una serie di azioni concrete per promuovere lo spirito imprenditoriale nella Ue che completano e portano avanti lo Small Business Act per l’Europa», ha aggiunto Tajani.

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