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Pmi, la crisi è nella domanda

Più dell’accesso al credito, quello che fa soffrire le piccole e medie aziende europee è la difficoltà di trovare clienti. È la conclusione alla quale arriva l’ultima indagine semestrale della Bce sul rapporto tra banche e Pmi, condotta tra il 10 marzo e il 21 aprile 2016, che ha interessato un campione di 11.725 imprese, di cui il 91% con meno di 250 dipendenti. Un risultato che fa emergere il nodo principale che attanaglia l’economia del Vecchio Continente: la debolezza della domanda, principale causa della deflazione e zavorra per la crescita destinata a durare. Infatti, l’austherity prolungata ha creato una forte pressione al ribasso sugli stipendi, provocando di fatti minori disponibilità finanziarie per le famiglie. Così cala la disponibilità ai consumi e le aziende sono indotte ad abbassare i prezzi e ridurre la produzione, agendo di conseguenza con tagli occupazionali. Il risultato è il continuo avvitarsi in un circolo vizioso dal quale diventa difficile uscire, anche perché la deflazione spinge a rinviare ulteriormente gli acquisti.

I numeri. Secondo quanto emerge dal sondaggio dell’Eurotower, ben il 27% delle Pmi europee si trova a fare i conti con grosse difficoltà nel piazzare i propri prodotti, un livello cresciuto di due punti percentuali nell’arco di un semestre e di ben sette punti in un anno. Se si considera che nel frattempo l’economia dell’Eurozona si è avviata su un percorso di crescita (per quanto non entusiasmante), è evidente come si stia ampliando la forbice della competitività tra le grandi aziende e quelle di dimensioni limitate.

Al tempo stesso tende a calare (dal 14 al 12% negli ultimi sei mesi) la quota di aziende che dichiarano di incontrare difficoltà nel finanziarsi presso le banche. L’Italia è poco sopra la media (13% di Pmi che si vedono rifiutare le richieste di finanziamento), ma anche per il nostro Paese l’indagine rivela passi in avanti importanti, con un 15% di aziende intervistate che rileva un calo dei tassi di finanziamento.

Pesano le commissioni. Il picco negativo è raggiunto dalla Grecia (31% di Pmi che trovano le porte delle filiali sbarrate), mentre in Austria e Germania questa preoccupazione riguarda solo il 6% delle aziende, in Finlandia l’8%. Inoltre, un po’ ovunque migliora per la prima volta dall’avvio della crisi anche l’accesso al credito per le micro imprese, che segnalano una maggiore disponibilità delle banche a finanziare i progetti di crescita con un’ottica di medio-lungo periodo.

Mentre, sia le medie aziende che quelle di minori dimensioni, continuano a rilevare il problema dei costi commissionali, in continua crescita, segno evidente del fatto che le banche da una parte allargano i cordoni della borsa, ma dall’altra alzano la posta per tutelarsi da eventuali insolvenze. Comunque, tirando le fila dell’indagine, emerge chiaramente l’impatto positivo delle misure adottate dalla stessa Bce per consentire il ritorno del flusso di liquidità verso l’economia reale.

In ripresa i ricavi. Rispetto ai sondaggi precedenti si registra un aumento generalizzato dei ricavi in tutta l’area euro, anche per le micro imprese, mentre è rimasta sostanzialmente invariata la redditività. L’Italia su questo fronte è tra i Paesi che fanno registrare le migliori performance, con il fatturato medio delle Pmi segnalato in crescita del 6% nel semestre considerato, contro un calo dell’8% nei sei mesi precedenti.

Inoltre, circa il 40% delle aziende dichiarano livelli di liquidità molto differenti da quelli usuali: sotto il normale il 49% delle Pmi della Grecia, il 23% di quelle francesi, il 19% delle italiane e portoghesi. Al contrario in Germania, Austria e Olanda le imprese dichiarano liquidità superiore al normale. «Nell’Eurozona la situazione finanziaria delle grandi imprese rimane migliore di quella delle piccole e medie», sottolinea nel report la Banca centrale europea. Tra le grandi imprese che hanno chiesto finanziamenti appena lo 0,5% ha ricevuto un diniego, per le aziende di ridotte dimensioni le risposte negative sono invece state pari all’8%. Differenze anche nel costo dei prestiti, «con il tasso medio caricato sui prestiti delle grandi imprese circa 180 punti più basso di quello pagato dalle Pmi», è scritto nel rapporto. A questo proposito va considerato che nei giorni scorsi l’istituto di Francoforte ha avviato il programma di acquisto di obbligazioni societarie (corporate), dunque un aumento della domanda di «carta» corporate che il mercato ha già anticipato facendo abbassare la curva dei rendimenti e, con essa, il costo del credito per le grandi imprese che dovessero decidere di raccogliere denaro con l’emissione di obbligazioni.

Luigi dell’Olio

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