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Pmi, la bolletta sarà più cara

di Chiara Bussi

Una bolletta elettrica più pesante di circa il 10% per le Pmi. Sarà questo, secondo gli addetti ai lavori, il nuovo grattacapo con cui dovranno fare i conti le piccole e medie imprese che in autunno dovranno siglare i contratti di fornitura per il 2012. «Abbiamo già avvertito i nostri clienti – dice Claudio Enriquez, amministratore delegato di Nus Consulting – di prepararsi ad aumentare in misura rilevante il budget destinati all'acquisto di energia: il rincaro sarà dovuto al prezzo del petrolio, ma non solo».

Secondo le stime della società di consulenza le Pmi si troveranno a fronteggiare un aumento medio intorno al 4% della materia prima sulla scia di quotazioni petrolifere all'insegna della volatilità nel secondo semestre, con un prezzo medio del Wti stimato per il 2011 oltre 94 dollari e del Brent sopra i 106 dollari. «Il peso maggiore – sottolinea Gabriele Bertholet, amministratore delegato del consorzio Assoutility di Milano che si trova d'accordo con la stima di Nus Consulting– sarà però dovuto ai cosiddetti oneri di sistema come quelli previsti per lo smantellamento delle centrali nucleari e quelli destinati al finanziamento di fonti rinnovabili, che già nel secondo trimestre sono cresciuti del 30% con un rincaro delle bollette del 4% rispetto ai primi tre mesi dell'anno».

Finora invece, come mostrano le quotazioni sul mercato libero dell'energia rilevate dalla Camera di Commercio di Milano con il supporto scientifico di ref., le tensioni sul greggio hanno avuto un impatto contenuto per le Pmi. Un'elaborazione sulla base di quattro profili di consumo (si veda a fianco) mostra che gli effetti sono stati diversi a seconda del contratto e delle fasce orarie. Solo nel caso di un centro commerciale allacciato in media tensione, che ha siglato un contratto lo scorso primo aprile, il conto da pagare è stato più salato rispetto a un anno prima. Il rincaro è scattato per il prezzo fisso e per quello variabile. Negli altri tre casi i prezzi medi sono stati più contenuti: così un'impresa manifatturiera allacciata in media tensione ha risparmiato l'1% sul contratto fisso sottoscritto ad aprile rispetto all'anno precedente e il 4% sul variabile. Qui, spiegano da ref., le dinamiche di mercato, con una riduzione dei prezzi nella fascia di alto carico dovuta alla domanda più debole, ha bilanciato gli effetti del caro-greggio.

«A soffrire di più – precisa Bertholet – sono state le Pmi che hanno scelto un contratto indicizzato al 100% sul prezzo del petrolio. Ai nostri associati in genere proponiamo invece un portafoglio bilanciato che tiene conto di un mix di indici, tra borsa elettrica, contratti fissi, contratti indicizzati anche a borse estere in modo da ridurre l'effetto della volatilità. Questo metodo protegge dal rischio di acquistare l'energia sempre e solo in uno stesso mese dell'anno, solitamente novembre». Un vero e proprio portafoglio energetico da gestire in modo diverso a seconda dei consumi e delle esigenze di ciascuna impresa.

Come non arrivare impreparati alla sigla del contratto per il 2012? «Alle Pmi altamente energivore e con un'elevata proporzione tra volume d'affari e costo dell'elettricità – conclude Andrea Baroni, procuratore del Consorzio Energia di Confindustria Pesaro Urbino – consiglio in genere di siglare un contratto a prezzo fisso per 12 mesi, per avere costi certi per tutta la durata. A chi invece vuole evitare il turismo energetico una volta all'anno suggerisco di puntare su un portafoglio bilanciato».

 

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