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Pmi in rete, ora tocca agli appalti

Edilizia, ma anche produzione di beni e servizi per la Pa, impiantistica, forniture, facility management, Ict. C’è un ampio novero di settori che sta scaldando i motori in vista (e nella speranza) dell’approvazione in Parlamento delle novità sui contratti di rete.
Le imprese accolgono a braccia aperte quanto previsto dal disegno di legge “semplificazioni bis” sulla possibilità di includere le reti tra i soggetti abilitati a partecipare alle gare d’appalto pubbliche. «È un provvedimento molto importante che contribuirà ad aumentare il numero dei contratti di rete, in generale in tutti i settori», commenta Aldo Bonomi, vicepresidente di Confindustria con delega per le reti d’impresa.
C’è da dire che la misura era attesa da tempo. Anche l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici si era ufficialmente espressa con una segnalazione. Un atto, dunque, tutto sommato dovuto visto che lo Statuto delle imprese varato lo scorso novembre “sdoganava” – ma come principio generale – la possibilità per le reti di impresa di accedere alle gare. Nulla però si diceva sulla modalità pratica e non c’erano riferimenti concreti al Codice dei contratti. In quest’ottica va inquadrato quanto previsto nello schema di Ddl. Dire che si tratti dell’ingranaggio mancante per far andare la macchina a pieni giri è forse azzardato. Di certo la misura tocca un nervo sensibile, aprendo nuovi scenari per le reti – la cui base normativa è nelle leggi 33/2009 e 122/2010 – che hanno il proprio punto di forza nell’autonomia lasciata agli imprenditori desiderosi di aggregarsi.
«Confindustria – aggiunge Bonomi – sta lavorando affinché il contratto di rete diventi protagonista di nuove strategie per le politiche attive del lavoro, contribuendo a far crescere occupazione e produttività. Questo istituto sta trovando uno spazio fondamentale nella ripresa economica e sta guadagnando sempre più interesse da parte delle aziende. Mi piacerebbe che fosse considerato con ottimismo come una prospettiva efficace per il futuro del nostro Paese, andando al di là dei piccoli ostacoli quotidiani». Positivo il giudizio anche di Cna, «seppure la disciplina – osserva Antonella Grasso, responsabile nazionale per le reti d’impresa – vada ancora messa a punto nei dettagli. Le imprese devono avere ben chiari i vantaggi dell’avere o meno soggettività giuridica, per esempio».
A oggi, intanto, i numeri fotografano un’escalation: stando ai dati Infocamere i contratti di rete sono balzati dai 25 di fine 2010 ai 458 rilevati al 15 settembre di quest’anno, con un numero di imprese coinvolte salite nello stesso periodo da 157 a 2.471. Per quanto riguarda i settori, le elaborazioni di Retimpresa (Confindustria) su dati Unioncamere, mettono al primo posto “servizi e consulenza” (16% del totale), seguiti da meccanica e automazione (11%), alimentare, edilizia-infrastrutture ed energia (8%), servizi informatici (6%).
Anche se in aumento, si tratta comunque di numeri migliorabili e che le associazioni puntano ad accrescere. Su questo il Governo Monti si è dimostrato sensibile visto che il Ddl semplificazioni bis segue altri provvedimenti. In particolare, il decreto sviluppo convertito nella legge 134/2012 ha previsto misure importanti come, per esempio, il vincolo per i terzi di rivalersi solo sul fondo comune delle reti e non sulle singole imprese, che per il vicepresidente di Confindustria Bonomi rappresenta l’altra «fondamentale novità in grado di mettere il turbo alla macchina dei contratti di rete». Ulteriore innovazione sono i contratti redatti non solo tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata, ma anche con firma digitale o elettronica autenticata.
Ora le Camere dovranno decidere sul Ddl semplificazioni bis che, come si legge nella relazione illustrativa, precisa che «l’individuazione del meccanismo di partecipazione deve tener conto delle particolari caratteristiche del contratto di rete» che «non è finalizzato alla creazione di un soggetto giuridico distinto dai sottoscrittori». Ciò comporta una regolazione «pattizia» della partecipazione congiunta, attraverso un «mandato» che, per non gravare in termini di oneri, potrebbe essere sostituito «dal l’impegno scritto al conferimento dello stesso a valle dell’aggiudicazione o avere, alternativamente, la forma della scrittura privata autenticata ovvero del l’atto sottoscritto digitalmente a norma degli artt. 24 e 25 Dlgs 82/2005». Una semplificazione, quindi. Che, comunque, per le associazioni era da inserire nell’articolato e non, come avvenuto, nella relazione introduttiva che non ha lo stesso peso normativo.

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