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Pmi, in burocrazia il 4% dei ricavi

Tanto. Certamente troppo. Che il tempo impiegato dal sistema produttivo per gestire pratiche e ottenere autorizzazioni in Italia sia eccessivo è cosa nota. Secondo il World Economic Forum, del resto, il nostro Paese si posiziona per questo indicatore al 142esimo posto al mondo, terz’ultimo assoluto nella classifica della qualità della regolamentazione, area dove il benchmarking evidentemente ci punisce.
Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza ha però provato a fare un passo avanti, quantificando nei conti delle aziende l’impatto concreto di questi oneri, sviluppando insieme all’Università Bocconi un osservatorio ad hoc. Scoprendo che per le Pmi il peso della burocrazia è quantificabile tra i i 100 e i 160mila euro all’anno, a seconda dei settori. Impatto rilevante in valore assoluto, che diventa però insostenibile in termini relativi, arrivando a valere tra il 3 e il 4% dei ricavi aziendali. Oneri calcolati in modo sistematico, esaminando l’attività concreta di due Pmi (chimica e meccanica)e di altre due medie aziende (leganti per edilizia, macchinari per l’industria).
L’analisi ha riguardato l’effettivo processo burocratico affrontato dalle imprese in casi operativi, selezionando dieci procedure chiave e mappando ciascuna di queste in singole attività concrete. Per arrivare a stimare l’impatto economico il meccanismo prevede sia il conteggio dei costi diretti (oneri amministrativi, consulenze necessarie, aggiornamenti software richiesti) che di quelli “ombra”, oneri legati al ritardo imposto alle attività aziendali, entrate a cui si deve rinunciare ad esempio per il varo ritardato di un impianto. I risultati sono eclatanti, perché per espletare le procedure richieste, tra cui autorizzazioni ambientali, piani attuativi edilizi, richieste di rimborso Iva, assunzioni e richieste di Cassa integrazione, il tempo medio per una Pmi è stimato in 45 giornate. Che nelle aziende di dimensioni maggiori, con procedure ambientali che possono arrivare fino a cinque anni di durata, salgono a 193 giorni all’anno, quasi un intero dipendente “perso”.
L’impatto sui ricavi per le medie imprese del campione è in una forchetta di 340-710 mila euro, con un range che varia tra lo 0,5% e il 2,1% dei ricavi complessivi. Impatto inferiore in termini assoluti per le Pmi, che però – come detto – dedicano alla burocrazia tra il 3 e il 4% dei propri ricavi.
«Una burocrazia lenta e complessa – spiega Michele Angelo Verna, direttore generale di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza – ostacola la competitività delle imprese e lo sviluppo del territorio: non a caso il 58% degli operatori finanziari internazionali indica proprio nel carico normativo e burocratico la principale causa della scarsa attrattività del nostro Paese. La costituzione dell’Osservatorio sulla Semplificazione risponde alla necessità di dare alle imprese e ai partner istituzionali un quadro concreto e misurabile sul quale intervenire: da tempo stiamo lavorando per semplificare le norme nazionali, regionali e locali a vantaggio del fare impresa».
Un nodo, quello della burocrazia, rappresentato nell’incontro di ieri in Bocconi, anche attraverso l’ironia: un fumetto (Sob, storie di ordinaria burocrazia) che “rilegge” l’inferno di Dante attraverso l’incubo di bolli, timbri e procedure. «Il nostro intento – spiega Alvise Biffi, Presidente Pmi e Servizi alle Imprese di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza – è quello di sensibilizzare sulla difficoltà del fare impresa, auspicando una semplificazione del quadro normativo con la collaborazione delle istituzioni».

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