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Pmi, garanzie per 8 miliardi

Otto miliardi di garanzie, che hanno “liberato” finanziamenti per 12,9 miliardi, e 60mila imprese ammesse: è il bilancio 2014 del Fondo centrale per le Pmi. Uno strumento che dall’inizio della crisi ha portato benefici a 411mila imprese. E che negli ultimi tempi ha progressivamente allargato le coperture e gli importi massimi garantiti. Il Fondo è ancora al centro dell’azione di Governo: tra le prossime mosse si lavora per estenderlo ai titoli Abs cartolarizzati, con crediti nei confronti delle Pmi. La misura era già inserita nella bozza del decreto sull’«Investment compact», ma poi è stata “stralciata” per problemi di copertura.

Quasi 60mila aziende ammesse e 8 miliardi di garanzie che hanno “liberato” finanziamenti per 12,9 miliardi: è il bilancio 2014 del Fondo centrale per le piccole e medie imprese. Uno strumento che dall’inizio della crisi a oggi ha portato una boccata d’ossigeno a 411mila aziende, strette nella morsa del credit crunch. E che negli ultimi tempi ha progressivamente allargato le coperture e gli importi massimi garantiti: nel 2014, con l’entrata in vigore del decreto del Fare (Dl 69/13) sono state innalzate le percentuali di copertura del Fondo per le operazioni di lunga durata (minimo 36 mesi), di anticipazione credito verso le imprese che vantano crediti con la Pa, per le Pmi in aree di crisi e per quelle dell’autotrasporto. La legge di Stabilità 2015 ha poi esteso alle medie imprese fino a 499 addetti la possibilità di chiedere la garanzia.
Il «bollino» pubblico, che fa capo al ministero dello Sviluppo economico, permette agli imprenditori di ottenere finanziamenti senza costi di fideiussione o polizze e, al tempo stesso, assicura alle banche il risarcimento in caso di default dell’azienda garantita. Possibile anche l’intervento dei confidi, chiamati a vigilare sulle operazioni, con la controgaranzia del fondo statale (è il caso più diffuso, che interessa il 53,1% di tutte le operazioni attivate).
Il Fondo è ancora al centro dell’azione di Governo: tra le prossime mosse si lavora per estenderlo ai titoli Abs (Asset backed securities) cartolarizzati, con crediti nei confronti delle Pmi. La misura era già inserita nella bozza del decreto sull’Investment compact (all’esame del Parlamento per la conversione in legge), ma poi è stata “stralciata” per problemi di copertura. La dote attuale su cui contare «ammonta a 224 milioni residui – spiegano i tecnici del ministero dello Sviluppo economico – più 695 milioni della legge di Stabilità 2014. Del budget totale, 225 milioni sono già destinati a un intervento sui confidi». Per aumentarne la potenza di fuoco, si punta dunque a un rifinanziamento del Fondo, che lo scorso anno ha visto crescere il proprio appeal: le domande presentate mostrano una dinamica positiva (+7,9%) rispetto al 2013, con un numero di richieste che sfiora la soglia delle 90mila. E gli operatori che hanno fatto domanda – 441 – sono in aumento del 15,4 per cento. «Dall’analisi dei soggetti richiedenti – si evidenzia nel report messo a punto dal ministero dello Sviluppo economico – emerge come la crescita sia legata alle banche, in ascesa di quasi un quarto, che rappresentano ormai oltre il 68% del totale».
A fronte delle oltre 86mila operazioni accolte, le imprese garantite sono state 56mila. I finanziamenti approvati – 12,9 miliardi – evidenziano un segno “più” del 19,7%, mentre l’importo garantito – pari a 8,4 miliardi – registra un aumento del 30,8 per cento.
Ma quali sono le ragioni che hanno mosso le imprese a chiedere la garanzia statale? La risposta è scontata per l’85% dei dossier autorizzati: soddisfare esigenze di liquidità. Si riscontra, però, un leggero aumento delle domande autorizzate per realizzare investimenti: 12.917 operazioni nel 2014, rispetto alle 12.354 dell’anno precedente. Le operazioni a medio-lungo termine, poi, registrano una crescita del 18,2% (a quota 42mila), maggiore rispetto a quelle a breve termine (+6,1%).
Il peso delle domande escluse continua, infine, a restare basso, anche se in aumento nel giro di un anno: 2,1% nel 2014, rispetto allo 0,9% del 2013. Richieste rispedite al mittente dal Comitato di gestione del fondo per tre ragioni ricorrenti: cash flow insufficiente al pagamento della rata, bassa redditività ed elevato passivo circolante in relazione al fatturato.

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