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Pmi e confidi, squadra vincente

di Roxy Tomasicchio

Se le piccole imprese italiane, ossia con meno di 10 dipendenti e fatturato sotto i 2,5 milioni di euro, finora hanno superato la crisi, smentendo la parte di anello debole della catena, il merito va anche al ruolo dei Confidi, che hanno sostenuto il fabbisogno di liquidità. Con tutti i pro e contro che seguono: primo fra tutti l'aumento della rischiosità, rispetto a quello non garantito, del credito garantito. Che nonostante tutto, a livello nazionale, ha visto una crescita degli affidamenti: +2,1% contro il -1,9% del 2009.

A delineare questo quadro in chiaroscuro è stato Davide Capuzzo, analytics director di Crif Decision Solutions che, in occasione di una tavola rotonda sul tema delle misure anti-crisi a sostegno delle imprese, ha spiegato, a ItaliaOggi Sette, che: «I Confidi stanno giocando un ruolo di primo piano, si stanno rivelando strumenti vincenti. La maggiore rischiosità è il rovescio della medaglia», ha aggiunto. «I Confidi sono una misura molto efficace, ma naturalmente il sostegno è dato anche alle imprese che avrebbero maggiori difficoltà di accesso ai canali di credito tradizionali proprio senza tali affidi garantiti. Di conseguenza i Confidi stanno rimarcando, e non negando, un ruolo sociale di sostegno al credito alle imprese. Anche i Confidi, sia che beneficino di fondi regionali, sia di quelli nazionali, devono avere una esposizione di rischio nei loro portafogli proporzionata e controllata».

Cifre alla mano, facendo riferimento sempre all'analisi svolta da Crif (su un campione di 3 milioni di contratti estratto dal Sic di Crif-Eurisc), si registra un aumento del gap nella rischiosità dei finanziamenti garantiti rispetto a quelli non garantiti. Il credito garantito detiene una quota del 3,5% sul totale dei finanziamenti analizzati (contro il 2,5% del 2009), fa registrare un importo medio inferiore (65 mila euro contro 87 mila) rispetto al non garantito (ma le dimensioni delle aziende richiedenti sono più contenute), mentre a livello temporale i Confidi sono più sbilanciati sulle durate a medio-lungo termine. Invece mutuo artigiano e mutuo agevolato sono le forme tecniche a maggiore penetrazione dei Confidi. A livello territoriale, infine, il maggior rischio si concentra al sud e nord ovest.

Ma, dall'incontro organizzato da Crif e Nomisma (si veda altro articolo in pagina) non sono mancati spunti per potenziare il settore. E così, secondo Luca Giordano (responsabile servizio small business core di Intesa Sanpaolo), «l'approccio virtuoso, la strada da percorrere nel rapporto tra istituti di credito e Confidi, non è quello di riversare su questi ultimi i rischi indesiderati, ma quello di valutare assieme la situazione, creando valore aggiunto».

E da Marco Barbero (Unicredit), Bruno Panieri (Fedart Fidi) e Pierangelo Guerini (Creditagri Italia) è arrivato un coro unanime: occorre rivedere e riorganizzare tutta la filiera della garanzia in cui si inseriscono i Confidi e il suo l'efficientamento deve essere il tema centrale per la politica.

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