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Pmi, doppia spinta Bce ai prestiti

Il sistema bancario continua a essere, nel bene e nel male, il sistema di finanziamento preferito dalle aziende italiane. Al di là di tutti i discorsi sui rischi della disintermediazione creditizia, alla fine, quando si tratta di chiedere un prestito, le imprese – grandi e piccole – fanno la fila allo sportello. 
Giovedì scorso la Bce ha assegnato con la quarta asta Tltro (i fondi a lungo termine che vanno alle banche con il vincolo della concessione di finanziamenti a imprese e famiglie) quasi 74 miliardi di euro di risorse fresche. Meno dei 98 distribuiti con l’asta di marzo e dei 130 assegnati a dicembre, anche perché nel frattempo l’avvio del programma di riacquisto asset della Bce (Quantitative easing) ha ridotto l’appetito di liquidità del sistema, ma ben superiore comunque ai 50 miliardi attesi. La regolazione dell’asta avverrà dopodomani e saranno poco meno di 15 i miliardi che prenderanno la strada dell’Italia.
I segnali di ripresa della nostra economia – sia pure timidi e contrastati, oltre che condizionati dalle incertezze politico-fiscali e dai rischi di un’uscita della Grecia dall’euro – sembra stiano spingendo le imprese a un timido e cauto risveglio nelle richieste di credito bancario. Forse l’effetto combinato di Tltro e Qe inizia a dare i primi frutti, soprattutto – come vedremo fra poco – fra le piccole imprese (più flessibili e dinamiche, quindi veloci nel cogliere i cambiamenti).
Ma perché le imprese italiane continuano a rivolgersi prevalentemente alle banche? Dopotutto vi sono strumenti, come i mini-bond, meno costosi del prestito bancario. Le emissioni ci sono, ma certo senza quel boom che ci si aspettava tre anni fa, quando fu lanciato questo strumento: a fronte di un mercato stimato dal controvalore di 21 miliardi di euro, oggi le emissioni ammontano circa a 6 miliardi.
Il 60% dei direttori finanziari delle imprese italiane – secondo il Cfo Survey 2015 di Deloitte – non reputa attrattiva l’emissione di bond e mini-bond come fonte di finanziamento alternativo per la propria impresa, solo il 26% giudica questa opportunità “interessante” o “molto interessante”. «Manca ancora – sottolinea la ricerca Deloitte – la conoscenza dei possibili vantaggi che questi strumenti possono offrire alle aziende», mentre a livello internazionale (area Emea) il 50% dei Cfo considera il corporate debt un’interessante fonte esterna di finanziamento e solo il 22% lo vede poco attrattivo. La maggioranza (42%) dei direttori finanziari italiani intervistati da Deloitte si mostra invece interessata al credito bancario come fonte di finanziamento esterno dell’impresa, il 28% lo ritiene poco attrattivo e il 30% circa non si esprime.
A questo punto possiamo cercare di capire se le iniziative messe in atto dalla Bce negli ultimi trimestri, in particolare le operazioni di Tltro che passano attraverso gli istituti di credito, hanno realmente aiutato il sistema delle piccole imprese italiane.
Le misure non hanno ancora consentito una netta ripresa del credito alle imprese, che a marzo 2015 – sottolinea una ricerca di Fondazione Impresa, centro di ricerca specializzato sulle piccole aziende – evidenzia impieghi vivi (al netto delle sofferenze) inferiori di 21,9 miliardi di euro rispetto ad agosto del 2014 (prima dell’introduzione delle Tltro).
Ma la cosa interessante è che tre mesi fa si è verificata una prima inversione di tendenza. In particolare, spiega lo studio, «lo scorso marzo, quando agli effetti delle Tltro si sono aggiunti i primi acquisti di titoli (Quantitative easing), gli impieghi vivi verso le imprese sono aumentati rispetto a febbraio, passando da 743,9 miliardi di euro a 746,8 miliardi di euro. Il tasso di crescita (+0,4%) è stato sostanzialmente identico sia per quanto riguarda le piccole imprese (sotto i 20 addetti) che le più grandi». Nel primo mese del Quantitative easing gli impieghi vivi alle piccole imprese sono aumentati di 591 milioni di euro. Non è molto, «ma riteniamo – continuano a Fondazione Impresa – che questa svolta sarà confermata nei prossimi mesi, sostenuta dagli acquisti mensili di titoli, dalla nuova Tltro e dalla ripresa del Pil».
Il beneficio, quindi, è stato soprattutto per le piccole aziende, che più delle altre hanno – grazie alla loro flessibilità – la capacità di difendersi nelle fasi di crisi e di diventare aggressive in quelle di sviluppo. Una ricerca per aree regionali, condotta da Fondazione Impresa, vede le regioni del Nord (Lombardia, Veneto e Liguria) fra le più veloci nel chiedere i finanziamenti.
«Al risultato nazionale – conclude la ricerca – concorrono la stragrande maggioranza delle regioni (18 su 20 sono in terreno positivo) e delle province (93 su 110). Si tratta di un segnale importante che conferma come la ripresa dei prestiti, anche se ancora a livelli contenuti, stia diventando tangibile».

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