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Pmi del made in Italy senza pagelle fiscali

Tra le attività automaticamente escluse dalle pagelle fiscali si fanno largo le Pmi del made in Italy: dai produttori di calzature e di cardigan alla preparazione e concia delle pelli. Poco meno della metà degli operatori esonerati dalle pagelle fiscali per il Covid riguardano i servizi. La “moratoria” per la campagna dichiarativa 2021 sulla base dei codici Ateco premia, invece, solo le guide e gli accompagnatori turistici tra i professionisti. Tutto il resto dell’area professionale potrà risparmiarsi l’obbligo di confrontarsi con i risultati delle pagelle solo con un calo dei ricavi o compensi di almeno il 33% nel 2020 rispetto al 2019 o nel caso in cui si tratti di nuove attività avviate a partire dal 2019.

È il quadro che emerge dalla mappa delle attività escluse dalle pagelle fiscali (in gergo tecnico gli Isa, ossia indicatori sintetici di affidabilità fiscale) dopo l’ultima riunione della Commissione degli esperti del 9 aprile. In pratica, agenzia delle Entrate, Sose e i rappresentanti di autonomi, imprese e professionisti hanno dato il via libera a un ulteriore pacchetto di operatori economici automaticamente esonerati sulla base degli effetti della crisi economica prodotta dal Covid. Attenzione, le 82 nuove entrate (che si vanno ad aggiungere alle 85 già ufficializzate dal ministero dell’Economia nel decreto del 2 febbraio) attendono una conferma da Via XX Settembre. Solo con un altro decreto ministeriale potranno dire di essere automaticamente alleviate dall’obbligo di rispettare i risultati degli Isa nel 2021 (anno d’imposta 2020). Se tutto andrà nella direzione auspicata e già condivisa dalle associazioni di categoria, saranno 167 i codici Ateco per cui ci saranno meno adempimenti fiscali. Anche se va comunque ricordato che resta l’obbligo di compilazione dei modelli Isa per le sole finalità statistiche.

L’utima decisione del 9 aprile in Commissione degli esperti sancisce anche l’ingresso della categorie «manifatture» nell’area degli esonerri automatici, costruita sulla valutazione che oltre la metà delle attività con quel codice Ateco ha registrato una contrazione tra il 2020 e il 2021 superiore al 33% delle operazioni attive relative alle liquidazioni Iva o dell’imponibile relativoalla fatturazione elettronica. Nelle maniffatture, sempre che arrivi il via libera finale dell’Economia, ci sono ad esempio produzioni tipiche delle filiere del made in Italy. Tra queste spiccano quelle del mondo dell’abbigliamento come le imprese di calzature o quelle di pullover, cardigan. Ma, sempre per citarne alcune e senza pretesa di esaustività, anche la lavorazione di vetro a mano e a soffio artistico o la produzione e la concia di cuoio e pelli o ancora la lavorazione di pietre preziose e semipreziose per gioielleria e per uso industriale.

In valore assoluto restano servizi e commercio le macrocategorie con il maggior numero di codici Ateco inclusi nella mappa delle esclusioni. In attesa del recepimento dell’Economia, trovano posto tra gli esoneri automatici anche alberghi, affittacamere, bed and breakfast, mense, catering, agenzie di viaggio, tour operator. C’è poi tutto il mondo dei trasporti, compresi taxi e Ncc, ma anche gli agenti o i procuratori dello spettacolo o dello sport. Nel commercio entrano altre 7 attività (tra queste l’ingrosso di abbigliamento e accessori, quello di articoli in pelle e di bevande non alcoliche).

Come anticipato (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), per tutte le categorie l’esclusione – considerando anche le cause legate al calo dei ricavi e alle neoattività – riguarda un milione di partite Iva.

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