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Pmi, debutta la stagione dei mini-bond

Il mercato si muove. Dopo il decreto Sviluppo di agosto – che ha consentito l’accesso delle Pmi non quotate al mercato del debito – le prime emissioni di obbligazioni sono ai blocchi di partenza, pronte a intercettare quei flussi di capitale che, sempre più spesso, si stanno orientando verso il mercato obbligazionario.
«È un’opportunità per le società italiane per intercettare la liquidità disponibile sui mercati internazionali – spiega Antonio Coletti, partner corporate department, dello studio legale Latham & Watkins, che ha assistito le banche nell’emissione del bond di Guala Closures annunciato la scorsa settimana –, liquidità che si orientava soprattutto sui mercati statunitensi ma che oggi, grazie alla rimozione di limiti legali e fiscali all’emissione di obbligazioni, approvati con il decreto Sviluppo, può essere in parte dirottata anche nel nostro Paese».
Un’occasione per le imprese italiane, sempre più in difficoltà nel finanziare con le banche i debiti a lungo termine. D’altronde la fotografia presentata la scorsa settimana dalla Banca d’Italia è nitida: a settembre i prestiti alle imprese su base tendenziale sono calati del 3,2%, nello stesso mese del 2011 avevano registrato un più 4,6 per cento.
Alla luce di questa stretta appare ancora più vantaggioso, per le imprese, finanziare i debiti attraverso le obbligazioni, anche per la convenienza sui tassi e per i benefici fiscali acquisiti grazie alla norma di agosto. «Se a partire da questa settimana – aggiunge Coletti – diminuiranno significativamente i collocamenti obbligazionari per un fatto tecnico legato alla prossima approvazione dei dati trimestrali, la scorsa ha dimostrato l’interesse del mercato verso questi strumenti. Il nostro studio, Latham & Watkins, è impegnato in diverse operazioni e nel corso degli ultimi mesi l’interesse degli operatori del mercato, in particolare degli istituti di credito e delle società, su queste forme alternative di finanziamento per l’impresa è aumentato sensibilmente».
«Il mercato aveva bisogno di questa opportunità – spiega Stefano Firpo, capo della segreteria tecnica del ministero dello Sviluppo economico –: con le obbligazioni, infatti, le imprese guadagnano l’opportunità di finanziarsi in modo alternativo al credito bancario mentre i fondi di investimento vedono almpliarsi le possibilità di diversificare le proprie strategie».
Il mercato potenziale, per gli investitori è ampio, a giudicare dall’analisi di Crif Rating Agency sulle società di capitale con fatturato superiore a 5 milioni di euro: 24 mila imprese Top Performer, che potrebbero avere un rating di eccellenza compreso tra A1 e A4. Gli elementi considerati dallo studio sono principalmente di natura quantitativa, ovvero tutti i principali indicatori di bilancio relativamente a patrimonializzazione, redditività, liquidità onerosità dell’indebitamento; informazioni relative al merito di credito e all’affidabilità; dati strutturali da fonti pubbliche, quali assetto proprietario, composizione del management, anzianità aziendale, settore di appartenenza. Che le Pmi italiane abbiano stuzzicato l’interesse di investitori stranieri è ormai un dato di fatto. La finanziaria americana Muzinich& Co, per esempio, sta costituendo un fondo – Italy Opportinities fund – che conta di arrivare a una misura di 200 milioni di euro nei prossimi 6/9 mesi. Con quali obiettivi? «L’idea è di chiudere 30/35 operazioni di circa 5/10 milioni di euro – spiega Ersilia Molnar, Director of Institutional Marketing di Muzinich & Co – finanziando, anche insieme agli istituti di credito, il debito di Pmi italiane con Ebitda tra 10 e 50 milioni di euro. Indipendentemente dal settore di appartenenza, puntiamo su imprese con vocazione internazionale, con management preparato e un buon business plan».

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