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Pmi, bussola sul Medio oriente

Le pmi italiane farebbero bene a mettere nel mirino il Sud del Mediterraneo e il Golfo Persico, aree verso le quali attualmente finisce appena l’8% dell’export made in Italy. Eppure al loro interno vi sono Paesi che registrano elevati tassi di crescita e che, nonostante le tensioni geopolitiche degli ultimi anni (o forse proprio per questo), conservano ancora un potenziale inespresso e guardano con molte interesse alla produzione di qualità della Penisola. È il messaggio che emerge da uno studio condotto su scala internazionale da Euler Hermes, società del gruppo Allianz attiva nell’assicurazione dei crediti e nel mercato delle cauzioni e del recupero dei crediti commerciali.

Ritmi di crescita differenti.

L’analisi degli esperti è interessante perché invita a spostare l’attenzione della crescita dai mercati emergenti tradizionalmente più citati come i Bric (Brasile, Russia, India e Cina), già in gran parte presidiati dai concorrenti occidentali e che si stanno rivelando terreni fertili soprattutto per le aziende più strutturate, verso Paesi che mostrano egualmente tassi di crescita interessanti, con il valore aggiunto costituito dalla vicinanza geografica e dall’interesse da sempre mostrato verso la qualità del made in Italy.

Così, se per il nostro Paese il 2013 dovrebbe essere un nuovo anno di recessione, con il pil visto in calo dell’1,8%, e se diventa sempre più difficile esportare negli altri Stati dell’Eurozona (-0,6% il dato medio atteso), in Marocco è attesa una crescita nell’ordine del 4,5% (in media con quella dell’intero continente africano), mentre in Arabia Saudita il progresso dovrebbe attestarsi al 4% e negli Emirati Arabi Uniti al 3,5%. Le differenze congiunturali dovrebbero trovare conferma anche nel prossimo anno, con il pil italiano stimato in crescita di un modesto 0,3%, quello marocchino del 4,5%, con l’Arabia Saudita al +4,5% e gli Emirati Arabi al +4%. «Se un Paese cresce al ritmo del 4-5%, in genere per ogni azienda che fallisce, ve ne sono due che nascono offrendo nuove opportunità», spiega Ludovic Subran, capo economista di Euler Hermes. «Lo stesso discorso ovviamente non si può fare per un mercato in recessione». E il discorso vale a maggior ragione per le due aree considerato, che mostrano vincoli protezionistici più contenuti rispetto a quelli dei Bric (con la Cina in testa).

Opportunità e rischi per le aziende italiane. Il Sud del Mediterraneo e il Golfo, insomma, sono aree in forte crescita e questo porterà a un calo delle insolvenze (uno degli indicatori ai quali gli imprenditori guardano con maggiore attenzione), al contrario in forte crescita nei Paesi sviluppati. In particolare, in Italia il dato è visto in crescita anche nel 2013 (ed è il sesto anno consecutivo), con un +7,3% rispetto al 2011 e una previsione di stabilizzazione solo nel 2014.

Fin qui le opportunità, ma è innegabile che i Paesi citati, ai quali si può aggiungere anche la Turchia (il cui Pil è visto in crescita del 4% sia nell’anno in corso che nel 2014), sono stati spesso al centro di tensioni geopolitiche negli ultimi anni. «Possiamo dire che il Mediterraneo è un mare di opportunità, nel quale sono ancora presenti avvisi di mareggiate e forti venti di burrasca», sottolinea Suvran, ricordando come il rischio politico possa essere coperto da apposite polizze previste per chi esporta. «Le costruzioni, l’energia, la meccanica e il tessile italiani esprimono eccellenze alle quali questi Paesi guardano con grande attenzione», prosegue. «Così le piccole e medie aziende italiane, alle prese con la stagnazione dei consumi interni, possono trovare sbocchi interessanti all’interno di mercati caratterizzati da una sensibile crescita della classe media».

Dalla ricerca emergono grandi potenzialità soprattutto tra i Paesi di lingua araba nel bacino del Mediterraneo, anche grazie al miglioramento qualitativo delle infrastrutture del commercio marittimo (come porti e infrastrutture) e all’adozione di standard internazionali nel campo del business financing, che favoriscono una crescita sostenibile per il commercio internazionale.

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