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Pmi al taglio in bolletta

Rimodulazione obbligatoria degli incentivi da fonti rinnovabili, ampliamento del periodo di incentivazione delle rinnovabili da 20 a 25 anni, riduzione delle agevolazioni per specifiche categorie di consumatori (Vaticano, San Marino e Ferrovie dello stato) e intervento sull’esenzione dagli oneri dell’energia autoconsumata.

Queste le direttrici entro cui dovrebbe muoversi il decreto Mise per il taglio della bolletta del 10% per le pmi. Le cui linee-guida sono state presentate nei giorni scorsi dal ministro dello sviluppo economico Federica Guidi. Decreto che secondo quanto riferiscono ad ItaliaOggi fonti interne al Mise dovrebbe vedere la luce tra la fine di maggio e i primi di giugno. Il pacchetto di misure allo studio dello sviluppo economico interviene sia sulle voci tariffarie specifiche sia sui componenti strutturali. Questa operazione dovrebbe comportare risparmi per 1.900 – 2.900 mln di euro su base annua. Due terzi dei quali andranno a beneficio delle sole bollette delle piccole e medie imprese. Le incertezze sulla stima si legge nella guida sulla riduzione della bolletta, derivano da due ragioni: alcune misure sono dominate da alea sul gettito, che è legato a fattori non controllabili, altre dipendono dalla maggiore o minore radicalità che il governo intenderà adottare in sede di scrittura delle norme. Altre misure ancora non sono quantificabili perché hanno effetti non tariffari sui comportamenti dinamici degli operatori. Altro intervento importante è quello della spalmatura obbligatoria del fotovoltaico. Gli operatori fotovoltaici – in particolare quelli di grande dimensione (>200 kW) e di natura finanziaria – godono di incentivi superiori sia alle altre fonti rinnovabili sia agli altri paesi europei. Il 4% degli operatori beneficiano del 60% della spesa annua per incentivi. Viene previsto di allungare obbligatoriamente il periodo di incentivazione da 20 a 25 anni, con conseguente riduzione della spesa annua mediamente del 20%, senza riconoscere alcun tasso di interesse. Dalla misura è atteso un gettito di 700-900 milioni di euro e i beneficiari sono le pmi. Altre risorse economiche deriverebbero dalla riduzione delle agevolazioni per specifiche categorie di consumatori finali. 120 milioni verrebbero da tagli alle esenzioni alle Ferrovie dello stato, che verrebbero mantenute solo per i consumi imputabili al servizio universale, eliminandole per i servizi a mercato (come per esempio l’alta velocità). Dal 1963 le Ferrovie dello stato godono di un regime tariffario speciale, che si somma alle altre agevolazioni riservate ai grandi consumatori, in virtù del quale pagano l’elettricità a un prezzo significativamente ridotto. Verso la cessazione al trattamento di favore per Vaticano (anno 2014) e San Marino (2015), una misura che porterebbe 10-20 milioni. Il Vaticano e San Marino godono di agevolazioni sul prezzo dell’elettricità, sotto forma di riserva di capacità di importazione.

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