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Pmi al cappio del brevetto Ue

Il tribunale europeo dei brevetti sarà unico, ma avrà tre sedi, tutte in Nord Europa: una a Londra, una a Parigi e una a Monaco di Baviera. Il Sud Europa resta a bocca asciutta. E dovrà anche digerire il meccanismo del trilinguismo per il brevetto unitario, in base al quale le lingue ufficiali del nuovo sistema saranno solo tre: l’inglese, il francese e il tedesco.

Il resto d’Europa dovrà far buon viso a cattivo gioco. Le imprese italiane, in particolare, si troveranno a fronteggiare un sistema giurisdizionale completamente nuovo non esente da rischi visto che, per la prima volta, sezioni straniere del tribunale europeo potranno ordinare la chiusura di impianti e linee produttive, sequestri di prodotti eseguibili direttamente in Italia. Questo comporterà la necessità di difendersi contro attacchi di imprese tedesche, francesi, o inglesi davanti alle sezioni del tribunale di quei paesi nelle loro rispettive lingue. Il tutto con costi che, per le pmi del Belpaese, potrebbero risultare insostenibili. È questa la conseguenza più negativa per il tessuto produttivo italiano derivante dalla firma, a Bruxelles, dell’accordo internazionale che sancisce la nascita della Corte unificata a livello europeo dei brevetti (si veda ItaliaOggi di ieri). Per altro, l’Italia non sembra affatto pronta a competere sul piano della tutela brevettuale con altri paesi e sistemi industriali, sul punto molto più avanzati di noi. A testimoniarlo sono i dati pubblicati dall’Ufficio europeo brevetti: nel 2011, l’Italia ha depositato 4.879 domande di brevetto europeo contro le 6.464 domande britanniche, le 12.107 domande francesi e le 47.404 domande tedesche. Il rischio è che, nel nuovo sistema, le imprese italiane si trasformino in una preda facile per i competitor europei, ma anche per quelli statunitensi, coreani e giapponesi, dotati di portafogli brevettuali più forti e tradizionalmente più esperti in cause brevettuali delle imprese nostrane.

Nonostante ciò, l’Italia ha partecipato alle negoziazioni che hanno portato alla stesura dell’agreement istitutivo della Corte centralizzata, opponendosi alla sola scelta del trilinguismo per il brevetto unitario. Una decisione che, secondo gli avvocati dello Studio Trevisan & Cuonzo, leader in Italia in materia di Proprietà intellettuale, potrebbe avere serie conseguenze per le nostre imprese. Oltre tutto, spiegano i legali a ItaliaOggi, «non vi è stato un approfondimento sull’impatto di nuovo sistema da parte delle istituzioni e delle associazioni imprenditoriali italiane».

Di più. Gabriel Cuonzo, managing partner dello studio sottolinea che «altri Paesi, più avveduti del nostro, hanno avviato per tempo un dibattito pubblico sul tema. Il Regno Unito ha prodotto in sede parlamentare uno studio molto articolato sulla materia, la cui conclusione è stata essenzialmente che questa nuova Corte centralizzata potrebbe ostacolare, piuttosto che aiutare, la tutela dei brevetti all’interno dell’Unione europea. In particolare per le pmi, che dovevano essere invece le principali beneficiarie del nuovo sistema». E come è stata superata l’ostilità britannica? Cuonzo la descrive così: «All’esito della discussione parlamentare gli inglesi hanno dato il via libera all’attuale versione dell’accordo solo una volta stabilito che uno dei tre tronconi della sezione centrale avrà sede a Londra».

L’Italia invece non disporrà di alcuna sezione centrale, benché a un certo punto i negoziatori italiani avessero avanzato l’ipotesi di uno scambio: la rinuncia all’opposizione sul trilinguismo da parte di Roma, in cambio della collocazione in Italia di una delle tre sedi del Tribunale dei brevetti. Tentativo fallito. Il risultato? Se fino ad oggi i concorrenti stranieri dovevano venire in Italia per cercare di bloccare la produzione delle imprese italiane, con la creazione di una corte centralizzata non sarà più necessario. Basterà rivolgersi alla sezione preferita della corte centralizzata per ottenere effetti anche in Italia. Così, ad esempio, un’impresa italiana potrà essere citata per contraffazione dalla sezione tedesca della Corte centralizzata. E la decisione di quest’ultima, che potrebbe anche portare al blocco della produzione, avverrà all’esito di un processo in lingua tedesca. E avrà effetto diretto in tutti i paesi membri del nuovo sistema (e quindi anche in Italia, che è parte del progetto).

Attenzione: perchè tutto ciò si possa verificare basterà che i prodotti dell’impresa italiana siano commercializzati anche in Germania.

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