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Pm: «Da Unipol false comunicazioni»

La procura di Milano ha indagato l’amministratore delegato di UnipolSai, Carlo Cimbri e altri tre manager, perché «con più azioni esecutive», stando a quanto è scritto nel decreto di perquisizione del 20 maggio, «diffondevano notizie false sul valore del portafoglio titoli strutturati detenuti da Unipol». Sotto la lente sono finiti il progetto di fusione firmato dai cda delle quattro società coinvolte il 20 dicembre 2012, il comunicato stampa diffuso il 27 dicembre 2012, un altro comunicato del 24 aprile 2013, il documento informativo sulla fusione del 9 ottobre 2013 e quello aggiornato del 24 dicembre 2013. In nessuno, secondo i pm, veniva data corretta rappresentazione, del portafoglio strutturati. «Un’opacità», per il pm Luigi Orsi, «che può essersi riflessa sulla correttezza dei concambi di fusione». Per questo la procura intende chiamare a servizio un gruppo di tecnici del Tribunale per accertare se il portafoglio strutturati sia stato iscritto a bilancio correttamente. In quest’ottica, la direzione delle indagini segue due piste. Da un lato Orsi vuole chiarire il ruolo giocato dalla Consob nell’analisi degli strumenti e dall’altro vuole capire quale fosse il reale valore del portafoglio. Tanto più che, sostiene la procura, la stessa Unipol «dubitava del valore di mercato di alcuni titoli già dal settembre 2012». In quel momento la società avviò la verifica su un titolo, denominato “willow”. Nel comunicato del 24 aprile 2013 Unipol ha segnalato una riduzione del fair value di 240 milioni per 48 titoli strutturati. In quella nota la società, ha però sottolineato la procura, non ha specificato che «circa 200 milioni (ossia oltre l’80%)» erano legati al titolo willow qualificando infine come «affinamento metodologico» quello che per Orsi era invece «un errore di valutazione». A ciò si aggiunge la mole di documenti raccolti, tra cui il progetto Plinio. Al quale si sommano alcune pagine che ispirarono la successiva analisi di Ernst & Young.
Il documento FonSai
In piena trattativa sui concambi, nella primavera del 2012, l’area finanza di Fondiaria, allora guidata da Stefano Carlino, dà mandato ad alcuni esperti di valutare gli strutturati di Unipol Assicurazioni. Non si tratta di consulenti qualisasi, il compito viene affidato a un gruppo di trader di Citi e di Goldaman Sachs. Ne esce un documento abbastanza corposo che per la prima volta mette nero su bianco la possibilità che il portafoglio strutturati della compagnia sia profondamente in rosso. Un rosso che poi andrà a ispirare la famosa tabella sulla quale Ernst & Young ha costruito il progetto Plinio. Progetto che indicava una perdita complessiva di 2,3 miliardi su quegli strumenti. Abbastanza per attribuire a Unipol Assicurazioni un valore negativo di 209 milioni. Ben distante dagli 1,495 miliardi che gli advisor di Bologna, Lazard e Kpmg, avevano individuato per quello stesso asset, complice l’impatto zero del portafoglio strutturati.
Il doppio ruolo di E&Y
In quest’ottica, merita venga ricordato che quelle cifre, e la conseguente abissale distanza, nascono nella fase calda delle trattative. Sul piatto, d’altra parte, c’è il futuro assetto azionario della società poi nata dalla maxi aggregazione. E va anche segnalato che Ernst & Young nei panni di advisor di FonSai firma il progetto Plinio ma diversi mesi dopo darà parere di congruità sui concambi. Il 7 dicembre 2012, E&Y viene nominato dal Tribunale di Torino “esperto comune” su istanza congiunta delle società partecipanti all’aggregazione e il 23 settembre 2013 la società di revisione mette il proprio sigillo ai “rapporti” di forza così come erano stati precedentemente definiti.
Il tema Consob
Altro tema sul quale sta lavorando la procura di Milano è il ruolo giocato da Consob nell’analisi del portafoglio strutturati. In particolare, stando a quanto è scritto nel decreto di perquisizione, l’incarico affidato dal direttore generale della Consob, Gaetano Caputi, al responsabile dell’ufficio analisi quantitative, Marcello Minenna, di valutare gli strumenti «presentava caratteristiche che ne inficiavano l’efficacia». Lo sostiene lo stesso Minenna spiegando che «la verifica doveva focalizzarsi sul valore dei titoli strutturati al 31 dicembre 2011 e al 30 giugno 2012 senza considerare il valore dei titoli al 30 settembre 2012, data di riferimento per i concambi». L’Ufficio analisi quantitative ha peraltro riscontrato «un differenziale negativo di fair value rispetto ai valori comunicati da Unipol che si colloca tra i 592 e i 647 milioni di euro». La Commissione, con il voto decisivo del presidente Giuseppe Vegas, quello contrario di Michele Pezzinga e l’astensione di Paolo Troiano, non chiese però correzioni a Unipol preferendo fare proprie le valutazioni della Divisione Informazione Emittenti guidata da Angelo Apponi. Il decreto di perquisizione contiene le pesanti critiche di Pezzinga, durante la seduta del 13 dicembre, quando si chiuse l’analisi del portafoglio strutturati di Unipol, a Vegas, il braccio destro, Caputi, e il dirigente Apponi. Pezzinga sostiene che il presidente di Consob non fornì all’Ivass nel giugno 2013 gli esiti parziali dell’analisi del portafoglio strutturati di Unipol, allora «già altamente affidabili». L’Autorità delle Assicurazioni diede il via libera all’integrazione circa un mese dopo.
«In realtà – ha affermato Pezzinga – i risultati allora raggiunti erano già altamente affidabili ai fini di una proiezione di quelli finali, tant’è che da allora (analizzati circa la metà dei 358 titoli complessivi) il differenziale di pricing successivamente riscontrato si è modificato solo di pochi milioni di euro».

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