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Plusvalenze, la rateizzazione tiene a galla il contribuente

La rateizzazione delle plusvalenze salva il contribuente dalla non operatività. La norma che consente di tassare in più periodi d’imposta alcune plusvalenze è da considerare una agevolazione e come tale è da neutralizzare quando si applicano le norme sulle società di comodo. Questo il contenuto della risoluzione n. 68/E del 16 ottobre 2013 dell’Agenzia delle entrate in tema di società in perdita sistematica.

Il caso rappresentato dal contribuente riguardava un’attività alberghiera e di ristorazione in cui nel corso di un periodo d’imposta aveva ceduto un appartamento ad uso abitazione che era incluso nello svolgimento della attività stessa. In forza di tale cessione la società aveva registrato una plusvalenza patrimoniale la cui tassazione, in forza di quanto previsto dall’art. 86, comma 1, lett. a), b) e comma 4 del Tuir, era stata rateizzata in cinque anni.

Nel contempo la stessa plusvalenza era stata chiaramente imputata per intero nel conto economico dell’esercizio in cui era intervenuta la vendita ottenendosi pertanto un risultato economico positivo con la dichiarazione di una perdita fiscale. Quest’ultima in assenza della rateizzazione sarebbe invece divenuta un reddito imponibile con la conseguenza di far fuoriuscire la società dal campo di applicazione della disciplina antielusiva.

A fronte di ciò il contribuente richiedeva all’amministrazione finanziaria la possibilità in tale situazione di applicare la lettera h) del provvedimento direttoriale n. 87956/2012 il quale prevede la disapplicazione della disciplina delle società in perdita sistematica «_ per quelle società per le quali risulta positiva la somma algebrica della perdita fiscale di periodo e degli importi che non concorrono a formare il reddito imponibile per effetto di proventi esenti, esclusi o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva, ovvero di disposizioni agevolative». Nella sostanza si chiedeva di considerare la rateizzazione della plusvalenza quale norma agevolativa.

La risposta dell’Agenzia delle entrate è stata positiva e ha accolto la richiesta del contribuente.

L’art. 86, comma 4, del Tuir consente al contribuente di tassare le plusvalenze patrimoniali realizzate, diverse da quelle rientranti nel regime pex, in due modalità alternative:

a) per l’intero ammontare nell’esercizio in cui sono realizzate;

b) in quote costanti nell’esercizio stesso e nei successivi, ma non oltre il quarto, «se i beni sono stati posseduti per un periodo non inferiore a tre anni».

La facoltà è una libera scelta (sussistendo le condizioni) del contribuente è da ciò secondo la prassi può individuarsi la qualificazione di tale regola quale «disposizione agevolativa» così come richiesto dal contribuente.

Tale natura era già stata riconosciuta alla regola di cui all’art. 86, comma 4 , dalla risoluzione n. 110/E del 22 maggio 2007 che in realtà si è interessata di una casistica alquanto differente avendo offerto una risposta in tema di continuazione del regime di tassazione del consolidato nazionale in presenza di conferimento di stabile organizzazione di consolidante non residente in conferitaria residente preesistente. Ma tratteggiando le conseguenze di tale fattispecie la prassi aveva sottolineato come le aziende acquisite in dipendenza di conferimenti effettuati con il regime di neutralità si considerano possedute dal soggetto conferitario anche per il periodo di possesso del soggetto conferente sottolineando come «tale principio è rilevante agli effetti dell’applicazione di alcune disposizioni agevolative, quali la facoltà di rateizzazione delle plusvalenze ai sensi dell’art. 86, comma 4, del Tuir o ai fini della fruizione del regime di participation exemption relativamente all’eventuale successiva cessione ad opera del conferente della partecipazione ricevuta a fronte del conferimento».

Giunta a tale conclusione la risoluzione 68/E riconosce pertanto al contribuente per il periodo d’imposta in cui viene realizzata la plusvalenza:

  • di incrementare il risultato fiscale di periodo dell’importo pari alle quote di plusvalenza rinviate agli esercizi successivi;
  • in tale modo qualora si dovesse ottenere una risultato non più negativo ma positivo si potrebbe dar luogo alla disapplicazione automatica della disciplina, senza quindi necessità di presentare l’istanza di disapplicazione, qualora a seguito del calcolo sopra indicato vengano meno le condizioni per essere considerata società in perdita sistematicaPertanto si può avere un’applicazione diretta delle previsioni del provvedimento citato (nel particolare della lettera H) dello stesso) ottenendo le conseguenze dallo stesso previsto ovvero che la disapplicazione automatica di un anno compreso nel triennio di riferimento ha la forza di interrompere tale triennio e di far ripartire un nuovo periodo di monitoraggio triennale.
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