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Plusvalenze con opzione totalitaria

di Giorgio Gavelli e Marco Piazza

Arrivate poco prima di Natale le istruzioni operative su come affrancare i maggiori valori degli strumenti finanziari al 31 dicembre.
Sono stati infatti pubblicati sulla «Gazzetta Ufficiale» 292 del 16 dicembre scorso i decreti attuativi, datati 13 dicembre, che disciplinano le modifiche al regime dei dividendi e dei capital gain con effetto dal 1° gennaio in base alle previsioni dell'articolo 2, commi 29 e seguenti, della manovra di Ferragosto, il Dl 138/2011 (si veda Il Sole 24 Ore del 16 dicembre).
Contribuenti ed addetti ai lavori stanno quindi verificando gli effetti dei cambi di aliquota sulla tassazione dei proventi da titoli e partecipazioni. In particolare, per quanto riguarda le partecipazioni, sono interessati i titolari di quelle non qualificate, detenute al di fuori del regime d'impresa (persone fisiche, società semplici ed enti non commerciali).
L'articolo 2, commi 29 e 30, del Dl 138/2011 prevede, per questi contribuenti, una opzione da esercitare in sede di dichiarazione annuale, che ha sostanzialmente lo scopo di "affrancare" al 12,50% la plusvalenza latente maturata in costanza dell'attuale regime, in modo che la nuova aliquota del 20% incida solamente sulle (eventuali) plusvalenze che matureranno successivamente. In caso di titoli partecipativi detenuti nell'ambito del regime del risparmio amministrato (articolo 6 del Dlgs 461/97), l'opzione riguarda ogni "dossier", con comunicazione da rendere all'intermediario entro il 31 marzo 2012 e versamento entro il 16 maggio.
Il meccanismo opzionale di riallineamento di valore non è semplice, dato che:
– riguarda congiuntamente (in via obbligatoria) tutte le partecipazioni non qualificate detenute in regime dichiarativo, e quindi il contribuente non può selezionare solo i titoli che ha in previsione di cedere a breve termine;
– la plusvalenza emergente da una singole partecipazione può, in conseguenza del punto precedente, compensarsi con minusvalenze di analoga natura emergenti dall'esercizio dell'opzione su altri titoli, così come con minus già realizzate e non ancora utilizzate al 31 dicembre (l'eventuale eccedenza negativa è riportabile, nella misura del 62,5% fino al 2015);
– questa facoltà si aggiunge alla possibilità di fruire dell'altro riallineamento oneroso, ossia quello previsto dall'articolo 7, comma 2, lettera d), del Dl 70/2011, più volte ripresentato nel corso degli ultimi 10 anni, e che si muove con logiche applicative differenti (imposta del 2% o del 4% a seconda della caratura della partecipazione, applicata sul valore di perizia al 1° luglio 2011 e versata entro il 30 giugno 2012).
A ogni modo, un dubbio molto importante che l'agenzia delle Entrate è chiamata a sciogliere riguarda i soci qualificati, ossia coloro che possiedono più del 20% dei diritti di voto in un società di capitali (2% se quotata) ovvero del 25% del capitale o del patrimonio (5% se quotata). Sia il comma 29 che il decreto attuativo del 13 dicembre scorso citano sempre la lettera c-bis dell'articolo 67, comma 1 del Tuir, per cui il riferimento diretto è ai soli soci non qualificati.
Tuttavia, è noto che nell'ipotesi in cui un socio qualificato (che dispone poniamo, del 40% del capitale) ceda, nell'arco di dodici mesi, solo una quota di caratura non qualificata (poniamo il 20%) la tassazione del suo capital gain è del tutto analoga a quella del socio non qualificato (oggi 12,50%, 20% dal 2012). Ecco perché sarebbe corretto che il socio qualificato potesse accedere in Unico 2012 all'opzione di riallineamento per una frazione della sua quota pari al 20%, ossia alla soglia di qualificazione.
Analogo comportamento è, ad esempio, stato possibile con il cambio di regime intervenuto al 1° luglio 1998 (circolare 165/E/98, paragrafo 5.2.3 e circolare 188/E/1998), per effetto dell'articolo 14 del Dlgs 461/97, peraltro espressamente richiamato dall'articolo 2, comma 29, del Dl 138/2011. Per le partecipazioni in società quotate il precedente di prassi è la risoluzione 37/E/2002.
Considerata, la peculiarità del caso, sarebbe insensato che la "facoltà" si trasformasse in obbligo, se il contribuente, detenendo anche titoli "non qualificati" in regime dichiarativo intendesse affrancare solo questi e non anche la frazione non qualificata della partecipazione.
Ove l'opzione fosse oggi possibile, anche per il socio qualificato si porrebbe l'alternativa tra il riallineamento del Dl 138/2011 e quello del Dl 70/2011, senza dubbio applicabile anche a pacchetti "sotto soglia" di qualificazione, pur con l'attenzione di determinare l'imposta dovuta con l'aliquota del 4% e non con quella del 2% (circolare 12/E/2002). Un chiarimento definitivo da parte dell'Agenzia inciderebbe notevolmente sul numero dei soggetti interessati all'opzione (e quindi sul gettito dell'imposta sostitutiva).

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