Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Plauso Abi per la proroga, ma restano dubbi

La decisione dell’Autorità bancaria europea di prorogare al 31 marzo la scadenza entro la quale chiedere una moratoria senza la necessità di riclassificare il credito a forborne (Npl) è salutata con favore dall’Associazione bancaria. Ma la strada non è in discesa.

L’Eba ha prolungato i termini rispetto al 30 settembre, ma ha al contempo introdotto nuovi vincoli: in particolare, una durata massima della proroga di 9 mesi. In alcuni casi, come le moratorie garantite dallo Stato italiano e del valore complessivo di circa 150 miliardi, in quei mesi vanno conteggiati i mesi che sono già trascorsi. E le implicazioni di questo conteggio sono tutte da approfondire.

«Bisogna riconoscere che ancora una volta l’Autorità europea ha avuto la sensibilità di cogliere le difficoltà delle imprese a fronte del perdurare grave della pandemia – afferma Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi – . È vero al tal punto che la proroga, e quindi le modifiche alle linee guida sulle moratorie emanate nell’aprile scorso, consentono di fare nuove sospensioni con un orizzonte temporale di 9 mesi. Chi decide ora di richiedere la moratoria, a seguito delle nuove misure di contenimento della pandemia, può farlo e può beneficiare di una sospensione di 9 mesi. Di conseguenza per questi casi è sospesa la necessità di riclassificare quel credito a forborne (in sostanza a Npl)».

Il principio che ispira la revisione delle linee guida in sostanza riconosce che c’è una situazione di difficoltà per cui il termine al 30 settembre, previsto in precedenza, in considerazione del perdurare della pandemia, viene prorogato al 31 marzo 2021. Chi non aveva sinora chiesto la moratoria può farlo fino al 31 marzo beneficiando dello sospensione della riclassificazione del credito fino al 30 giugno .

Sempre in base alle nuove linee guida, è previsto inoltre che chi aveva aderito a una moratoria della durata di 12 mesi o più, ad esempio già nel gennaio scorso, possa arrivare fino al 31 marzo in regime di esenzione. In questi caso il limite dei 9 mesi non si applica.

C’è però un terzo caso. E qui si aprono gli approfondimenti sull’interpretazione da dare. Il terzo caso può essere rappresentato dalle moratorie avviate nel corso del 2020 con un arco temporale iniziale di 6 mesi, al 30 settembre, poi prorogate ulteriormente al 31 gennaio. Sono quelle garantite dallo Stato italiano, che avevano una scadenza iniziale del 30 settembre, ora spostato con legge al 31 gennaio ma che, con la legge di bilancio, sono destinate a scadere il 30 giugno.

Stando alla lettura delle nuove linee guida, a queste moratorie si potrebbe applicare il limite dei 9 mesi complessivi. E quindi, chi, ad esempio, aveva avviato la moratoria a fine aprile, in base al meccanismo dei 9 mesi, a fine settembre aveva già consumato cinque mesi. Con la proroga al 31 gennaio questi soggetti finiscono i 9 mesi.

Il ragionamento dell’Eba sembra partire dall’orizzonte temporale limitato che avevano le moratorie con una scadenza a 6 mesi; lo spostamento al 31 gennaio, come è il caso di quelle ex lege, nei fatti può essere calcolato già come una proroga.

«Occorre approfondire le modalità di applicazione del tetto di 9 mesi alle moratorie ex lege che, sulla base della legge di bilancio, verranno prorogate fino al 30 giugno», osserva a questo proposito Sabatini.

Va ricordato che le moratorie in Italia hanno seguito vari binari. Le prima a partire, già dal gennaio scorso, sono state le sospensioni concordate in modo volontario dall’Associazione bancaria italiana e le associazioni di categoria; queste hanno una durata minima di 12 mesi e durate, a seconda dei casi, anche superiori. Dopo la pubblicazione della legge sulle misure Cura Italia, sono state varate le garanzie pubbliche (fino a un valore del 33% del credito) sulle moratorie. Il numero complessivo oggi dei mutui sottoposti a sospensione è pari a circa 2,6 milioni, per con controvalore superiore a 300 miliardi di euro.

Circa la metà di quel valore è rappresentato da moratorie garantite dallo Stato la cui durata, in questi mesi, è già stata prorogata una volta e sta per esserlo di nuovo una seconda con la legge di bilancio. In linea teorica, se non si riuscisse a capire le modalità di applicazione delle linee guida Eba, da febbraio o marzo prossimi (a seconda della data di inizio della moratoria) le banche dovrebbero cominciare a riclassificare quei crediti.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Nonostante la pandemia tante aziende hanno deciso o subìto il lancio di un’Opa che le porterà a ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Peugeot-Citroën ha annunciato di aver parzialmente rimarginato le ferite della prima parte dell’a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Meno macchine, meno motori termici, e un ritorno al futuro nei modelli. Ecco la ricetta del nuovo am...

Oggi sulla stampa