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Platea più ampia per i reati della «231»

Si arricchisce ulteriormente il catalogo dei reati che possono far scattare la responsabilità delle imprese a norma del decreto legislativo 231/2001: dopo i reati ambientali è ora la volta dell’impiego di cittadini stranieri che soggiornano irregolarmente in Italia. A fronte di questa ulteriore estensione della responsabilità delle imprese, vi è da segnalare anche la recente direttiva del comando generale della Guardia di finanza in materia, atta a disciplinare, in modo sistematico e puntuale, i controlli nello specifico settore. In sostanza, mentre finora il controllo ai fini dell’accertamento della responsabilità ex Dlgs 231/2001 era subordinato all’iniziativa del magistrato o del singolo verificatore, in futuro esso rappresenterà una regolare e costante attività che scatterà in presenza della constatazione dei cosiddetti reati “fonte”. Vi sono poi da evidenziare recenti importanti pronunciamenti in materia da parte della Corte di cassazione, i quali iniziano a delineare in modo puntuale l’ambito e la portata di questa normativa che, nonostante siano trascorsi oltre 10 anni dalla sua emanazione, solo nell’ultimo periodo ha iniziato a registrare una particolare attenzione da parte degli organi inquirenti e, di conseguenza, delle stesse imprese.
L’estensione ai clandestini
Con l’entrata in vigore del Dlgs 109 del 16 luglio 2012 sono stati ampliati i reati presupposto che fanno scattare il regime di responsabilità amministrativa previsto dal decreto 231/2001. Infatti, a norma del nuovo articolo 2 del citato decreto 109, la responsabilità ex Dlgs 231 è estesa anche in presenza delle fattispecie penali previste dall’articolo 2, comma 12-bis, del Testo unico sull’immigrazione. Si tratta, in buona sostanza, delle ipotesi aggravate del reato che riguarda il datore di lavoro che occupa, alle proprie dipendenze, lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno, ovvero con permesso scaduto (e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, il rinnovo), revocato o annullato. Le aggravanti, a fronte delle quali scatterà anche la sanzione ex Dlgs 231/2001, riguardano le ipotesi in cui i lavoratori occupati siano: più di tre; minori in età non lavorativa; esposti a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.
Cosa succede
In presenza dell’accertamento di una delle predette violazioni, oltre al procedimento penale cui andrà incontro il datore di lavoro persona fisica (si ricorda infatti che la responsabilità è personale), troverà applicazione anche una sanzione nei confronti della società da 100 a 200 quote, tenendo presente che il valore di ogni quota varia da un minimo di 258 euro circa a un massimo di 1.549 euro circa, entro il limite di 150mila euro (per le altre si veda la terza pagina del dossier). È evidente che per un’impresa di piccole e medie dimensioni si tratterà di un onere particolarmente significativo. Sarà pertanto opportuno assumere tutte le cautele previste onde evitare che, in presenza delle citate violazioni penali nei confronti del datore, anche la società debba corrispondere una sanzione così alta.
I più recenti reati inseriti
L’irregolare impiego di cittadini extracomunitari è l’ultimo dei reati “fonte” da cui può scaturire la responsabilità delle imprese a norma della “231”. Infatti, nell’arco di 11 anni si sono susseguite ripetute integrazioni che hanno di gran lunga ampliato il catalogo delle violazioni penali rilevanti. Solo per citare gli ultimi inserimenti, prima dell’impiego di immigrati clandestini nel 2011 è stata la volta di una serie di reati ambientali. Nel 2009 invece sono stati ritenuti idonei a determinare la responsabilità in questione anche i reati di criminalità organizzata, i delitti contro l’industria e il commercio, i reati in materia di violazione del diritto d’autore, l’induzione a non rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria.
È tuttavia nel 2007 che, con l’inserimento delle violazioni penali in materia di sicurezza sui posti di lavoro (omicidio colposo o lesioni personali commesse con inosservanza della normativa sulla sicurezza), vi è stata la vera svolta, in quanto si tratta di reati che interessano l’intero mondo imprenditoriale e non soltanto le aziende operanti in determinati settori.

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